LE MESSE LEGATARIE
Da un prospetto rinvenuto nell’APT[1] si può rilevare il numero delle messe legatarie che gravitavano sul patrimonio della chiesa e sul beneficio primissariale. Ben 104 di queste messe erano per il legato Salà. Altre 100 riguardavano altri legati, 53 delle quali erano in relazione alla prima fondazione primissariale del 1710. In quell’anno i vicini di Dermulo destinarono la somma di 438 Ragnesi per stipendiare un primissario festivo.[2] Fecero le loro offerte per primo il regolano Ottavio Inama fu Vittore, poi gli eredi di Antonio Inama ossia Gio.Batta, Bartolomeo, Antonio e Marino; gli eredi di Nicolò Mendini ossia Pietro Antonio, Pietro, Giovanni e Giacomo; Antonio Mendini; Michele Inama; Valentino Inama; Maria vedova di Tomaso Massenza; Domenica Inama figlia del fu Bartolomeo; Simone Tamè; Domenico Massenza; Gregorio Endrizzi; Giovanni Giacomo Inama e Silvestro Inama. Questi benefattori (13 capifamiglia su un totale di 20) furono poi “compensati” con delle messe in loro suffragio che il primissario doveva celebrare nella chiesa di Dermulo. E precisamente:
Ci sono poi nella tabella, altre 48 messe fondate con diversi documenti. Una parte da protagonista, viene fatta da Antonio Mendini che assieme alla moglie Maddalena totalizza 10 messe più altre 7 a nome solo suo. Poi i sacerdoti Pietro Antonio Panizza con 12 e Antonio Emer con 10. Nel 1843 le 100 messe legatarie furono ridotte a 71 in quanto il primissario don Giacomo Mendini percepiva solo 35 Fiorini e 50 Carantani per la loro celebrazione. Nel contempo furono ridotte a 73 anche le messe da celebrarsi per il legato Salà, in quanto per queste venivano percepiti 36 Fiorini e 24 Carantani.[6] Nel 1854 le messe per
il legato Salà furono ulteriormente ridotte a 60, le altre passarono a
56 e precisamente:[7]
[1] Di questa tabella delle messe legatarie si fa menzione anche negli Atti visitali del 1825. [2] Questo sacerdote aveva il compito di celebrare la messa in paese tutte le domeniche e i giorni festivi e inoltre di tenere la dottrina. [3] Nel prospetto si legge Giorgio Endrizzi, ma si tratta di un errore. [4] Nel prospetto si legge Giacomo Inama. [5] Il prospetto contiene molte omissioni: le messe per Ottavio Inama dedotte da altro documento erano 5, ma nella tabella sono state erroneamente attribuite ad Antonio e moglie Mendini. Per Giuseppe Massenza c’è un appunto a matita. [6] A.P.T. Busta n. 5. [7] A.P.T. Busta n. 5. [8] Il nome giusto era Gregorio Endrizzi, ma per un errore si continuò poi a scrivere Giorgio.
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