IL PRATO ALLA “POZZATA DI SOPRA”

 

Nel 1778 il comune di Dermulo vendeva a Giovanni Mendini, per i soliti cronici problemi economici, i prati alla Pozzata (di Sopra) e alla Pozzata di Sotto, quest’ultimo detto alla Casetta. Il contratto però conteneva la clausola, che il comune poteva entro sei anni, cioè entro il 1784, ma non prima del 1782, riscattare gli stessi. I due prati inoltre, erano gravati da ipoteca in favore dei fratelli Don Gaspare e Antonio Chilovi di Taio, come garanzia di un prestito di 300 Fiorini concesso alla comunità nel 1774.

Dagli avvenimenti successivi, si può capire che il comune ha ricomprato da Giovanni Mendini i prati della Pozzata di Sotto e una parte della Pozzata di Sopra.[1] Solo una parte, perchè la porzione a Sud era rimasta a Giovanni Mendini, che poi la lascerà in eredità al fratello Mattia.

Intanto nel 1821, si provvedeva a ricavare un prato nuovo ai Regai. Contemporaneamente il comune, ancora bisognoso di denaro, vendeva all’asta il prato alla Pozzata. Il terreno venne aggiudicato a Giacomo Mendini di Taio. Senza ombra di dubbio si trattava della Pozzata di Sopra (qui nominato solo come Pozzata, perchè la Pozzata di Sotto è detta Casetta), ben delimitato dalla descrizione dei confini: a mattina Antonio Martini, a mezzodì Mattia Mendini e Giacomo Mendini, a sera strada pubblica ed a settentrione Giacomo Inama e il Rivo (della Mora).

Nella mappa catastale del 1859, si può osservare che la parte di Mattia Mendini era passata a Giuseppe Mendini di Taio (figlio di Giacomo), la parte a Nord apparteneva a Giacomo Mendini.[2]

Verso la fine dell’ Ottocento il prato, contraddistinto dalla p.f. 570, fu comperato da un certo Dallago di Cles[3] che poi lo passò a Romedio Inama, i cui eredi tutt’ora lo posseggono. Oggi la zona è chiamata semplicemente Raut.


[1] Nella consultazione degli atti dei notai c/o l’A.S.T. mi è passato sottomano un documento del 1784 che trattava dei prati “alla Pozzata” citando anche Giovanni Mendini. Credo si trattasse della restituzione dei terreni.

[2] Dovrebbe essere il Primissario, il terreno infatti è attribuito alla casa n. 23/b.

[3] Informazione avuta da Alfredo Inama.