Dermulo si trova a 535 m. s.l.m. sulla sponda sinistra del Noce nella media Val di Non; dista circa 5 Km da Cles e 40 da Trento. Ha 200 abitanti ed è una delle frazioni che compongono il Comune di Taio nel quale è stato incorporato nel 1928. Mantiene, però, il suo comune catastale autonomo.
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Dal Repertorio Comunale del Tirolo, un elenco di dati sui comuni riferito al
1900, apprendiamo che il Comune Catastale di Dermulo aveva una superficie di 167
ettari. Di questi, 146 erano soggetti a imposta suddivisi in 52 Ha di campi, 17
Ha di prati, 0,18 Ha di orti, 11 Ha di vigneti, 19 Ha di pascoli e 47 Ha di
boschi.[1]
L’abitato si trova, per la maggior parte, a ridosso della S.S. n.
43.
Il rio Pissaracel
[2]
che scorre ripido in direzione est-ovest, divide il paese in due rioni ben
distinti denominati “Borgo” la parte a nord e “Zità” la
parte a sud.[3]
Questa suddivisione è ripresa anche dal poeta coredano Bepo Sicher,
nella sua poesia “En Viaz atorn la Val de Non” scritta nel 1876, che dal
verso 282 così recita:
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Attualmente il paese conta 51
case dislocate lungo le vie che la recente revisione onomastica comunale ha
denominato come segue :
1) Via S. Giustina (ex Via
Nazionale)
2) Via del Borgo (ex Via Borgo)
3) Via Mons. Celestino Eccher (ex Via Marconi)
4) Via per la Mendola
5) Via Masi (ex Via Bosco Rauti)
6) Via Strada Romana (ex Via Marconi e Via Borgo)
Legati da sempre alla comunità di Dermulo, anche se appartenenti al Comune di Coredo, ricordiamo i due masi: Voltoline e Rauti.
Il Maso Rauti detto anche “de la Fam”, o “Maso Plazze” sembra sia stato costruito agli inizi del Settecento[4] dai conti Thun di Castel Bragher. Alla conduzione del maso si avvicendarono parecchi masadori, fra i quali troviamo Giovanni Massenza di Dermulo e Pietro Chistè di Lasino. Intorno alla metà dell’Ottocento il maso fu posto in vendita e fu acquistato da Giuseppe Mendini di Taio. Alla fine dell’Ottocento fu infine acquistato da Giuseppe Depaoli, masadore dei Mendini. Attualmente è ancora di proprietà dei discendenti del Depaoli.
Nel 1706 il Maso Voltoline apparteneva a Vigilio Moncher di Coredo e da questo passò alla famiglia Sicher di Coredo che nel 1781 lo cedette ai Thun. Nel 1840 il maso fu venduto ai fratelli Mascotti sempre di Coredo soprannominati Piloni e ultimi masadori dei Thun. Prima di questo passaggio di proprietà, alle Voltoline era masadore un certo Andrea Martini. Nel giugno del 1918 il maso, detto anche “Pilon”, fu devastato da un incendio che fu domato anche con l’intervento dei pompieri di Dermulo. L’incendio sembra sia stato di origine dolosa, causato da soldati di passaggio che avevano avuto degli screzi con i proprietari del maso.[5] Ai Mascotti subentrarono nella proprietà i Zinzarella e gli Jachellini di Rabbi.
Il Comune Catastale di Dermulo confina a Nord con il C.C. di Sanzeno, a Sud con
il C.C. di Taio a Est con il C.C. di Coredo e ad Ovest con il C.C. di Tassullo.
La superficie coltivata a frutteto è di circa 80 ettari mentre la parte
rimanente è costituita da boschi, terreni incolti, strade e dalle abitazioni.
[1] Il libro si ritrova presso
la biblioteca dell’AST.
[2] Il Pissaracel
nell’Ottocento fu di vitale importanza per l’approvvigionamento idrico,
le sue acque raccolte e convogliate in tubi alimentavano la fontana del Borgo
ed in parte anche quella della Zità.
[3] Questa suddivisione è
menzionata come si vedrà più avanti anche da Ottone Brentari nella sua “Guida
del Trentino”.
[4] Cfr. Endrici Edoardo “Coredo
nell’Anaunia” Pag. 54.
[5] Informazione avuta da
Luciano Zinzarella.
[6] Cfr. Weber Simone “Le
chiese della valle di Non nella storia e nell’arte” Vol
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