I documenti del secolo XV e XVI che trattano di questioni comunali, sono relativamente pochi. Di alcuni di questi siamo a conoscenza, in quanto una volta erano presenti a Taio in canonica e fortunatamente, prima della loro scomparsa, erano stati regestati da un parroco. Da questo regesto possiamo attingere qualche notizia.
Nel 1468 fu eseguita una terminazione fra i possedimenti della comunità di Dermulo e quella di Coredo.
Nel 1472 Nicolò Corradini rappresentante della Comunità di Dermulo, dava in locazione temporale alcuni beni della comunità ad Antonio Inama e ai suoi fratelli.
Nel 1535 i fratelli Gregorio e Romedio Mendini permutarono con la comunità di Dermulo, un arativo detto alli Beltrami di Taio e un altro terreno, con un terreno boschivo a Sfortum.[1]
Nel 1672 era evidentemente sorta una controversia sui confini della comunità di Dermulo con quella di Taio, se fu necessaria una sentenza arbitrale per dichiarare che il territorio di Dermulo si estendeva fino al Ri verso Taio.
Ancora nel 1672 si procedette ad una terminazione fra Dermulo e Coredo nella zona delle Voltoline.
Nel 1706, quelli Dermulo avevano intrapreso una nuova lite con Coredo per un bosco alle Voltoline. Si dice che i rappresentanti della comunità di Coredo “pretendevano che la divisione de Comuni fra d.d. Comunità che principia al termine griso con croce, che è sotto la strada questo sia, qual strada si ritrova venendo verso sera di qua dalle Piazze, vada, e divida à dirittura suà oltre la Vallesella del Gaio al termine nell’aia del Maso de beni di Vigilio Moncher alle Voltoline secondo la sentenza dell’ Ill.mo Sig. V. Cap. delle Valli, seguita in atti dal q Sig Gio: Giacomo Inama Not.o di Coredo in consonanza con li atti del q. Ant.o Barbacou sotto li 18 Gen.o 1672 vista, e letta, esposta, alla quale e recedono e renunziano il sito, che d.a Comunità di Dermulo ha posseduto doppo d.a sentenza alla d.a comunità di Coredo e rispetto alla quale e dipendenti di valore e condanna la rimettino al med.o Sig Regolano Maggiore e à me Not.o secondo l’intendimento di tutto passato giorno della visione fatta sopra d.o luogo di differenza in sbando, accettarsi, e così per schivar ulteriori spese e dani”
Il regolano maggiore decise che “quelli di Dermulo non possino passare in su verso 7.ne oltre li nominati termini di già posseduto, e per il valore la Comunità di Dermulo dia, e dar debbi alla Comunità di Coredo in tutto, e per tutto troni sette assolvendo la parte di Dermulo da ogni condanna, dovendo però pagare l’honorario a sua Sign.a Ill.re, e così in ogni Gio: Michele Thavonato Regolano Maggiore.”
Infine si conferma quanto asserito:
“Prenti dd.Regolani di Dermulo con l’assistenza del nominato Sig. Ant.o
Mendino, et udite le presenti cose, e quelle ben intese a nome della loro
Comunità le hano laudate, et accettate.
Prti anco li soprascriti D.D. Regolani di Coredo, et udite e ben intese le predette cose, parim:te à nome della loro Comunità le hano laudate, et accettate.”
Nel 1757 il regolano Gio.Batta Inama, a nome della comunità di Dermulo, vendeva a Gaspare Chilovi, due boschetti a “Lamport e alla Tezza di Cambiel” per 13 Ragnesi e con l’obbligo di far celebrare tre S. Messe.
[1] Forse si trattava di “Blaum” ed è risultato Sfortum per un errore di lettura.
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