I SOPRANNOMI
Gli abitanti dei vari paesi nonesi, hanno da tempi antichi il loro soprannome. Ad esempio, quelli di Taio sono detti Forbesete, quelli di Coredo Gnoci, quelli di Sanzeno Brusamartiri. I dermulani sono detti Zorle, nome dialettale dei maggiolini. Più particolarmente, ogni famiglia ha o aveva un proprio soprannome.
Il soprannome, nato per la necessità di una ulteriore distinzione delle persone,[1] si è formato con le stesse modalità del cognome, prendendo origine da una caratteristica fisica, dalla professione, dalla provenienza, o dal nome di un antenato.
Il soprannome non era e non è da ritenersi offensivo, tanto che veniva usato anche ufficialmente nella stesura di atti, documenti, negli scritti comunali,[2] nei registri parrocchiali, ecc.
Sul retro di un documento del 1801, rinvenuto nei protocolli del notaio Pietro De Medis, presso l’A.S.T., si leggono i seguenti soprannomi riferiti a persone di Dermulo: Tomelin, Murar, Rizzo, Supazo e Pignat.
Altri soprannomi si rinvengono in documenti del XIV° e XV° secolo: Barbacou, Duca o Duce, Foza, e Tanco. Nell’elenco dei soci fondatori del Consorzio di irrigazione di Dermulo troviamo i due omonimi Daniele Inama fu Giovanni, differenziati dai soprannomi Foga e Zanet.
Nel registro dei morti nell’A.P.T., all’anno 1775 si legge: Vidua Massenza alias dicta Tomellina.
Un caso particolare: nell’Ottocento a Dermulo esistevano due Inama Giuseppe detti entrambi Rodar, e nati nel 1821: più tardi uno dei due sarà chiamato Bomba.
Si riporta ora l’elenco dei soprannomi divisi per famiglia, comprendente anche quelli dimenticati, estinti o non più utilizzati.[3]
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Il significato è sconosciuto, forse riferito ancora al capostipite Vittore, sicuramente al figlio Lorenzo. Ipoteticamente potrebbe essere stato il soprannome della moglie di Lorenzo, Marianna Giovannini da Flavon.
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Dal nome del padre Domenico erano così chiamate Dorotea e Angelina. |
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Dal nome Andrea, figlio di Lorenzo n.1830, furono così chiamati i suoi discendenti. (anche Anderli)
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Dall’attività di macellaio svolta dal capostipite Lorenzo, vennero così denominati i discendenti, anche se al giorno d’oggi, questo soprannome è andato in disuso.
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Dal nome Enrico, figlio di Lorenzo n.1830, erano così detti i suoi discendenti.
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Soprannome personale di Luigi figlio di Filippo.
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Dall’attività di calzolaio di Giovanni (1741-1803), sono così denominate tutte le famiglie Emer di Dermulo già alla metà dello Ottocento. |
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Riferito presumibilmente solo a Giuseppe, deriva infatti dal diminutivo di Josef. |
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Il soprannome, deriva forse da baga, cioè otre, e fu affibbiato a Giovanni figlio di Silvestro. Nel registro dei matrimoni all’anno 1770 si legge che un certo Giobatta Domenico Lucchin della Pieve di Denno, sposa Elisabetta figlia del fu Simone Bagoz di Tres. Nel 1794 nello stesso libro troviamo che Orsola Bagozzi figlia di Giobatta Lucchin di Denno, abitante a Tres sposa Giovanni Endrizzi di Silvestro di Dermulo.
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Soprannome di una famiglia che originariamente era Pignata, estinta con Giovanni all’inizio di questo secolo.
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Si trova anche nei registri parrocchiali, e deriva chiaramente da barba.
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Così anche chiamati, i discendenti di Romedio Pignat che per breve periodo abitò a Milano. Da Dermulo sono poi emigrati in Austria ed in Nord America.
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Pignata o Pignat è il nome di un recipiente; potrebbe essere stato il soprannome unico di tutte le famiglie Endrizzi di Dermulo. La prima volta, si trova affibbiato a Giacomo nato nel 1732.
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Da Romana loro nonna materna, erano così chiamati i figli di Giuseppe.
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Soprannome appartenuto inizialmente alla discendenza di Silvestro Inama e poi passato ai discendenti di Germano Endrizzi, tramite il matrimonio contratto da quest’ultimo con Rachele Zìtola.
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Soprannome dato ad una ramificazione dei Fógi, derivante dal nome Giovanni Battista, susseguitosi per quattro generazioni di padre in figlio. Fu affibbiato, anche per un certo tempo, a Camillo Inama Sèp che prese in moglie una figlia dell’ultimo Gio.Batta.
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Altro soprannome di Gio.Batta Inama (+1859) derivante dal nome della madre Elisabetta.
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Affibbiato per la prima volta a Giuseppe Rodar, per distinguerlo da un altro Giuseppe, sempre con lo stesso soprannome. Bomba sta per spacconata.
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Dall’attività di fabbricante di botti di Giacom’Antonio una volta Rodar.
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Dal nome Camillo furono così chiamati i suoi discendenti.
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Riferito a Luigi fu Giovanni Rodar, per la sua professione di accorcia capelli.
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Significato incerto, deriva forse da foga=fretta, o da foza che era una parte del cappuccio. Nella forma Foza il soprannome si trova fin dal 1350. A Tres, da dove sembra provenisse il primo Inama, nel 1504 viveva un Bartolomeo detto Foza (il soprannome poi divenne cognome).
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Deriva da guslina che era un ago adoperato dai tessitori. Affibbiato a Pietro Rodar dopo il suo matrimonio con Teresa Mendini; Gusla era il soprannome della famiglia di Teresa.
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Era il soprannome di Emanuele Inama (el Mani Marianel). Dal nome di sua madre Marianna.
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Dal nome proprio Marino, ricorrente per varie generazioni, era così chiamata una ramificazione, oggi estinta, della linea di Gaspare. La casa vecchia di Alberto Zanon, nel ‘700 era detta ai Marini.
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Soprannome di
Antonio (n. ca. 1720
+ca. 1794) figlio di
Giobatta e Dorotea Tomazzoli.
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Dall’attività di fabbricante di ruote o di carri di Giovanni Giacomo (1750). Oggi, è usato per i discendenti degli Inama spostatisi a Taio nel 1810, mentre a Dermulo è stato soppiantato da altri soprannomi.
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Soprannome, riferito a Silvestro Inama, figlio di Gaspare, che riprendeva il cognome della madre Domenica Salà di Nanno.
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Deriva da Giuseppe n.1735 ed è utilizzato a partire con Giacomo all’inizio dell’Ottocento.
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Dal nome del capostipite Valentino n.1788, il cui ceppo si è estinto negli anni Quaranta di questo secolo.
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Soprannome riferito ad
Arcangelo Inama figlio di
Giacomo. |
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Deriva da Giovanni fratello di Giuseppe Bomba. Oggi il soprannome vive nelle figlie di Lino, ultimo discendente maschile.
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Deriva da zitole, cioè quello che rimane dal grasso di maiale fuso. Il soprannome è usato a partire con Silvestro n.1778 e si è estinto, per quanto riguarda le famiglie Inama, con Primo. E’ poi passato ai discendenti di Germano Endrizzi, tramite il matrimonio contratto da quest’ultimo con Rachele Zìtola.
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Da Fabiano, capostipite di una famiglia Massenza.
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Deriva dal diminutivo, della forma dialettale del nome Barolomeo: Tomèla.
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Da guslina, ovverosia l’ago usato dai tessitori, deriva questo soprannome della famiglia di Romedio figlio di Giuseppe Mendini. Il soprannome potrebbe essere stato affibbiato per la prima volta proprio a Giuseppe che era tessitore. Alla metà dell’Ottocento poi, il soprannome, con il diminutivo Guslot, passa per mezzo di un matrimonio ad una famiglia Inama e precisamente a Pietro figlio di Baldassare che con i suoi discendenti lo manterrà vivo fino ai giorni nostri.
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Soprannome di significato sconosciuto, estinto con la morte di Angelo nel 1962.
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Riferito personalmente ad Angelo.
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Da Giovanni Maria capostipite di una famiglia Tamè.
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Soprannome dato a Dionigi ed Emanuele una volta dei Giovannimarii. Torlo, in dialetto, sta a indicare anche il tornio, ma nel nostro caso, ritengo che derivi dal nome Vittore. (Tore, Torlin, Torli).
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Dal nome Vittore, ricorrente per varie generazioni di questa famiglia.
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Soprannome di Vittore padre di Emanuele e Dionigi, forse perché piccolo di statura. |
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[1] Si pensi a quanti Giovanni, Giacomo, Pietro, Antonio, ecc. spesso con lo stesso cognome esistevano contemporaneamente.
[2] Esistevano addirittura i muduli dove era contemplata la voce “soprannome”.
[3] A seconda dei casi potevano essere utilizzati al singolare, al plurale, maschile o femminile; ad esempio: Guslot, Gusloti, Guslota, Guslote.