LE FAMIGLIE CORDINI


 

DOCUMENTI

 

 

LE ORIGINI

 

La famiglia Cordini è una delle antiche famiglie che ha lasciato il segno nella storia del paese di Dermulo e in quella di Taio, da dove proveniva. I Cordini a Taio infatti erano ben presenti con molti rappresentanti; nonostante ciò si estinsero nell'Ottocento. Il cognome nei documenti spesso appare anche come Coradini, ma la forma esatta è da ritenersi Cordini. Infatti i due cognomi hanno un'etimologia diversa: il primo deriva dal diminutivo del nome Corrado, mentre il secondo dal nome proprio Accordino. Sul motivo per il quale i notai storpiavano il cognome, posso ipotizzare che agli stessi paresse più ovvia la forma Coradini. Nel caso poi dei due notai di Rallo, Gottardi e Cristani, essendo il cognome Corradini presente nel loro paese, potrebbero aver pensato si trattasse dello stesso casato. Nel documento di estensione della carta di regola della comunità di Taio, redatto nel 1570, sono presenti tutti gli aventi diritto o i loro rappresentanti, fra i quali anche diversi Cordini. Gli esperti che hanno studiato il documento hanno trascritto "Cordini", come se in origine fosse stato "Coradini", ritenendo quindi che il notaio avesse omesso la lettera "a". Nella trascrizione del testo infatti, il cognome "Cordini" è scritto "Cor<a>dini". Il cognome però, sul documento originale, appare per tre individui Cordini e per altri sette Coradini. Tale evidenza in teoria, potrebbe far pensare di trovarsi al cospetto di due cognomi ben distinti. Analizzando poi le persone con cognome Cordini, scopriamo che due su tre avevano origini dermulane: Antonio fu Simone e il maestro Bernardino. Giovanni fu Giacomo, la terza persona con cognome Cordini, potrebbe essere stato un fratello di Martino Cordini di Dermulo, ma questa evenienza è solo teorica perchè non sono emerse indicazioni in merito. Quindi, non trovando più dagli inizi del Seicento il cognome Coradini a Taio ma solo Cordini, si potrebbe affermare che il primo si fosse estinto e che tutti i Cordini di Taio, avessero, a partire da quel periodo, uno stipite dermulano. Ad accrescere il numero dei Cordini di Taio con origini dermulane, contribuì anche il trasferimento a Taio, agli inizi del Seicento, di Tommaso figlio di Baldassare.

Le vecchie case dei Cordini a Dermulo, sorgevano a poca distanza l'una dall'altra; la casa principale che rimase in mano alla famiglia fino alla fine del Seicento, fu quella denominata al Plazzol. Nella piazza posta a nord della casa si tenevano le assemblee della regola della comunità di Dermulo, e questo fin da tempo antico. Ci si portava nella stua della casa invece, quando le condizioni atmosferiche non permettevano di stare all'aperto. I Cordini poi, visto l'aumentare dei membri della famiglia, costruirono un'altra casa, raccordata con un arco a quella già preesistente. Questa costruzione si trova nominata già agli inizi del Seicento come casa nova dei Cordini. Infine, un'altra casa che nel 1569 diventò proprietà della famiglia Betta di Malgolo, sembra appartenesse ai Cordini ed è da identificarsi con la futura casa n. 25.
Da quanto emerso fin'ora, si può riconoscere il capostipite delle famiglie Cordini nella persona di Cordino, documentato a Taio nel 1429 e ancora vivente nel 1437. Nella pergamena, dove è citato come testimone, si dice essere figlio del fu Otto.
[1] Da altri documenti si evince che aveva almeno quattro figli: Pietro, Francesco, Gaspare e Antonio. Quest’ultimo in particolare si trova menzionato molte volte, sia come confinante di terreni, sia come proprietario di beni immobili nel paese di Taio. Antonio Cordini si trova citato in un documento del 1446 nel quale assiste la nuora, una certa Margherita, nella vendita di un prato in Predaia. La notizia interessante è che la suddetta Margherita, si dice essere figlia e erede del fu Nicolò detto Barba Coo, a sua volta figlio del fu Delayto di Dermulo.[2] Quindi Margherita, probabilmente l'ultima erede dei "Delaiti" di Dermulo, aveva sposato un figlio di Antonio Cordini, che, anche se non esplicitamente citato, dovrebbe essere stato Nicolò.
 

 

 

 

NICOLO' IL PRIMO CORDINI A DERMULO

 

Nicolò quindi si trasferì a Dermulo ed abitò nella casa degli avi della moglie Margherita, cioè la casa al Plazzol. Evidentemente, grazie al matrimonio, i Cordini acquisirono anche il diritto di vicinato a Dermulo e infatti troviamo Nicolò fra i presenti alla stesura della carta di regola del 1471. Nicolò appare anche in un documento del 1468 vertente questioni di confini fra le comunità di Dermulo e di Coredo;[3] e anche nel 1472, quando, come rappresentante della comunità, dava in locazione alcuni terreni ad Antonio Inama. Nicolò probabilmente morì in quello stesso anno 1472. Il documento del 1446 ci permette di stimare con buona approssimazione alcune date relative a Nicolò. Specificatamente possiamo collocare il suo matrimonio con Margherita intorno al 1445, e la sua nascita intorno al 1420. Possiamo approssimare anche l'anno di nascita di suo figlio Antonio, intorno al 1450. Antonio è l'unico figlio di Nicolo di cui fin'ora abbiamo la prova documentale. Egli infatti appare nel 1503, in qualità di testimone, nel documento di contratto per la costruzione del campanile della chiesa di San Giacomo a Dermulo. Io ritengo però siano stati figli di Nicolò, anche Giovanni e Delaito. Quest'ultimo in particolare, avrebbe ricevuto il nome dell'importante avo materno.

 

 

I DISCENDENTI DI GIOVANNI

 

Di Giovanni conosciamo i figli: Corradino, Bertoldo e Cristoforo. I primi due si trasferirono a Fondo dando origine alle famiglie Cordin di quel paese, estintesi nel Settecento.[4] Cristoforo invece visse a Dermulo dove potrebbe aver sposato un figlia di Vigilio Inama. Poi, probabilmente rimasto vedovo, prendeva in moglie una figlia di Antonio Cordini di cui non conosciamo il nome. Dal matrimonio nacquero almeno tre figli: Vigilio, che era il maggiore, Giovanni Antonio e Margherita. Intorno al 1547 il padre Cristoforo morì e suo fratello Corradino fu nominato tutore dei suoi figli ancora minori. Cristoforo, non sappiamo a che titolo, aveva preso parte alla rivolta contadina del 1525 contro il principe vescovo Bernardo Clesio. Per tale attività fu processato a Revò nel 1527 e condannato al carcere per qualche mese e al pagamento di una multa. Dobbiamo arguire che la sua partecipazione alla rivolta, fosse stata abbastanza marginale, altrimenti la pena sarebbe risultata ben più dura. Dopo gli anni Settanta del Cinquecento non ci sono giunte altre notizie di Vigilio e Giovanni Antonio, figli di Cristoforo, quindi non sappiamo se fossero sposati e se avessero avuto figli. Dobbiamo però convenire che a Dermulo la loro discendenza si estinse. Nel 1560 Vigilio si dice debitore di Giacomo fu Antonio de Tedeschis di Padergnone, capitano a Castel Valer, presente a nome del barone Odorico di Sporo e Valer per la somma di 12 Ragnesi. Il debito derivava da affitti non versati, riguardanti un'arativa e stregliva a Dermulo nella località a Pedros. Per questo obbligava la casa a Dermulo dove abitava e tutti i gli altri suoi beni. Nel 1569 Vigilio vendeva a Giovanni fu Omnobono de Bertis de Cristinis di Tassullo un prato sito a Dermulo al Gomer per 43 Ragnesi, in precedenza appartenuto a Martino Cordini. La sorella Margherita aveva sposato in prime nozze Antonio Chilovi di Taio, dal cui matrimonio era nata una figlia, Marina. Poi rimasta vedova, Margherita si unì in matrimonio con Antonio fu Cristoforo Torresani di Campo Tassullo, ma abitante a Taio. In merito all'eredità lasciata da Antonio Chilovi, sorsero delle divergenze fra la vedova Margherita, assistita da Bernardino Cordini e i fratelli di Antonio, Filippo e Leonardo, e Vittore fu Valentino Chilovi.  Inoltre c'erano da tutelare i diritti di Marina che alla morte del padre era ancora in minore età, per cui anche con l'intervento dello zio Vigilio Cordini, il patrigno Antonio Torresani fu costretto a sborsare a Marina 10 Ragnesi all'anno. Pur non avendo notizie in merito, ritengo che Giovanni ed i suoi discendenti abitassero nella casa al Plazzol, detta appunto dei Cordini. La prova che la famiglia di Giovanni non avrebbe potuto abitare nell'altra casa Cordini, ossia la futura casa Betta, è che i fratelli Vigilio e Giovanni Antonio, nel 1569, anno in cui fu venduto il maso, erano ancora in vita.

 

 

I DISCENDENTI DI DELAITO


In un documento del 1547 appare come già defunto Delaito Cordini. Costui potrebbe aver ricevuto il nome da quel Delaito citato come già defunto nel sopra menzionato documento del 1446. Da quanto emerso dai documenti, Delaito aveva avuto da sua moglie, che ci è rimasta del tutto sconosciuta, almeno tre figli: Giacomo, Pietro e Bartolomeo. Quest'ultimo nel 1551 aveva promesso di pagare gli interessi di una somma prestata dalla chiesa di Santa Giustina, a Vincenzo Vincenzi di Dermulo. Bartolomeo, assieme al fratello Pietro, fu erede di Vincenzo fu Cristano Vicenzi, morto a Dermulo senza discendenti. Evidentemente fra le famiglie esisteva una parentela.
[5]
Giacomo è citato la prima volta nel 1547 ed in questa occasione apprendiamo che gli era stato nominato un curatore nella persona di Corradino Cordini, in quanto "mentecaptus". Giacomo che aveva sposato Caterina Pangrazzi, quando morì nel 1552, aveva diversi figli e tutti in minore età. Caterina due anni dopo, per il mantenimento della famiglia, fu costretta a vendere un terreno in Predaia, un arativo al Plantadiz a Nicolò Morenberg e altri beni per un totale di 190 Ragnesi. In questa operazione fu supportata da Vigilio Cordini che era stato nominato tutore dei figli, da Simone Cordini, Rigolo Inama e da Pangrazio e Antonio, fratelli della stessa Caterina. Le predette persone testimoniarono l’effettiva necessità di tale alienazione. Gli unici figli di cui ci sono pervenuti i nomi sono Martino e Gervasio. Un tale Giovanni fu Giacomo Cordini, citato nella regola di Taio nel 1570, potrebbe essere un altro fratello di Martino e Gervasio, ma non ci sono riscontri sicuri. Martino si ritrova ufficialmente la prima volta nel 1554, quando ancora in età pupillare, risulta essere stato beneficiato nel testamento dello zio Pietro. Quest'ultimo probabilmente, non avendo avuto figli maschi, aveva predisposto che una somma pari a ben 400 Ragnesi dovesse essere corrisposta al nipote Martino. Nel 1565 Martino vendette alcuni terreni a Nicolò Berti detto Cristini di Tassullo e qualche anno dopo stipulò delle permute con il fratello di Nicolò, Giovanni fu Omnobono de Berti detti Cristini, riguardanti i prati al Gomer e ai Visenzi. Nel 1569 Martino assieme al fratello Gervasio, firmava un contratto con Pantaleone Betta per avere in affitto il maso dei Betta a Dermulo.
[6] Questa è l'unica volta in cui compare Gervasio. Nel 1572 Martino risultava debitore nei confronti di Francesco Henigler di Terzolas, della somma di 27 Ragnesi, per un affitto assicurato su una terra stregliva al Plantadiz. Nel 1581 vendeva a Panteleone Betta un arativo alle Fasse, forse per regolamenti di conti riguardanti l'affitto del maso. Il contratto di affitto probabilmente aveva una durata di dieci anni; quindi dal 1569 al 1579, Martino dovrebbe aver vissuto nella casa del maso. Forse poi gli fu prorogato per altri dieci anni, ma questo non è dato a sapere. Comunque gli ultimi anni della sua vita, Martino li passò nella sua casa ereditata dallo zio Pietro. L'ultima sua apparizione nei documenti è dell'anno 1591. E’ plausibile che Martino sia morto pochi anni dopo, infatti “la casa che fu di Martin Cordino” è menzionata nel 1608, in quanto confinante con un terreno posto nelle sue vicinanze. Anche Martino non lasciò discendenza, probabilmente non era sposato e di alcuni suoi beni sicuramente beneficiò Nicolò Cordini.

Pietro l’altro figlio di Delaito, era sposato con una certa Lucia che gli aveva dato due figlie di nome Anna e Barbara. Quest'ultima si trova nominata solo una volta nel 1558, quando si disse che le fu corrisposta una dote di 300 Ragnesi. Probabilmente Barbara non abitava a Dermulo. Anna invece, assieme al marito Antonio Pangrazzi originario di Campodenno, abitava in paese, plausibilmente nella casa che sarà poi dei Betta. Pietro morì intorno al 1550 e nel suo testamento aveva dato disposizioni per cui i suoi eredi dovessero corrispondere la somma di 400 Ragnesi al nipote Martino Cordini. Nel 1554, Anna assieme al marito Antonio Pangrazzi, volle dar seguito alle volontà paterne e quindi cedette a Martino, alla presenza di  Caterina, madre di quest'ultimo: una casa, detta la casa nova di Cordini, metà del prato a Rizagn, metà della stregliva in Piano, metà della stregliva a Somager e metà di un campo a Santa Giustina. Nel medesimo anno Anna comperò da Giacoma, vedova del notaio Vittore Inama, in difficoltà economiche, una parte di casa Inama posta sopra la via a Dermulo. L'anno successivo però, era Anna a trovarsi in difficoltà per debiti accumulati ancora dal padre Pietro, per cui prendeva a prestito 36 Ragnesi da Cristoforo Inama di Fondo e li assicurava su un terreno al Plantadiz. Alla morte del marito Antonio, intorno al 1558, Anna si risposò con Domenico figlio di Giacomo Todesch di Padergnone. Alla fine del 1558 Floriano Inama, a nome del padre Cristoforo, esponeva che in due occasioni erano stati concessi ad Anna dei prestiti, per un ammontare di 73 Ragnesi, ma che Anna non stava rispettando i patti per la loro restituzione. Nel frattempo Lucia, vedova di Pietro, si unì in seconde nozze con Bartolomeo Pangrazzi, figlio del fu Gervasio di Campodenno, abitante a Pressano. Poco dopo Lucia passò a miglior vita e, a causa dell’eredità lasciata da Pietro Cordini, nel 1558 si aprì un contenzioso fra Bartolomeo Pangrazzi e Giacomo Todesch, rappresentante della nuora Anna.

 

 

 

ANTONIO E LA SUA DISCENDENZA

 

Dopo Antonio, purtroppo, mancando la prova documentale, non siamo in grado di stabilire collegamenti certi, ma in ogni caso mi sentirei di affermare che fossero suoi figli, Simone, Nicolò e Bernardino. Il magister Bernardino, lo troviamo a Dermulo verso la metà del Cinquecento e poi più tardi a Taio, dove gli sarà concesso il diritto di vicinato. Bernardino parteciperà anche all'assemblea per la stesura della nuova carta di regola nel 1570. Altre sue notizie non sono trapelate e probabilmente non ebbe discendenti. Ora prendiamo in considerazione la discendenza degli altri due fratelli: Simone e Nicolò.

 

 

SIMONE FIGLIO DI ANTONIO

 

Simone, documentato nel 1550, visse a Dermulo nella casa dei Cordini. In seguito, però, si trasferì a Taio dove fu accolto come vicino e dove lo troviamo accasato almeno dal 1561. Non è escluso che i discendenti di Antonio avessero mantenuto il diritto di vicinato a Taio, e che Simone avesse abitato nella casa avita dei Cordini. Sua moglie, di cui non conosciamo il nome, gli diede due figli maschi di nome Filippo e Antonio. Il primo, già menzionato nel 1548 come notaio, si trova poche volte nei documenti. Nel 1561 roga un documento a Taio nella stua della casa di suo padre Simone, che assiste anche come testimone alla stesura dello scritto. Nel 1563 Filippo vendeva un prato detto prato di Vicenzi a Romedio fu Michele Inama di Coredo e nel 1568 lo troviamo nella veste di testimone in un documento rogato a Castel Caldes. Credo avesse abitato per poco tempo a Dermulo, e anche a Taio, nonostante fosse in possesso del diritto di vicinato, non deve aver risieduto a lungo. Sappiamo che nel 1563 abitava a Denno e, per tale motivo, mi sento di poter affermare che l'Antonio Cordini ivi residente e già morto nel 1676, fosse un suo discendente. Filippo redasse dei documenti relativi a compravendite effettuate dai conti di Castel Thun, nel cui archivio sono oggi conservati. L'ultima sua citazione è nella carta di regola di Taio del 1570.

Antonio l'altro figlio di Simone, visse a Taio nella casa del padre. Da un documento del 1567 apprendiamo che aveva sposato Caterina figlia di Antonio Josi di Tassullo. In questo contesto Caterina vendeva a Federico Pilati di Tassullo diversi beni provenienti dall'eredità paterna. Oltre a quella appena menzionata, l'unica apparizione di Antonio è nella già citata carta di regola del 1570, dove rappresenta anche il fratello Filippo. Da Antonio, benchè manchi la prova documentale, ritengo discenda quel Simone morto a Taio nel 1623 che aveva preso in moglie Maddalena figlia di Ercole Inama di Dermulo. Da Simone discesero due figli di nome Simone e Ercole. Simone dalla consorte di nome Eufemia, ebbe almeno quattro figli: Geronima, Pietro, Antonio e Maddalena. Forse da Pietro discese il Pietro che fu cappellano beneficiato a Dermulo dal 1678 al 1711. Ercole generò altrettanti figli con la moglie Margherita Arnoldi che ci interessano particolarmente in quanto ebbero ancora relazioni con Dermulo. Nel 1647 nasce infatti Giovanni Francesco che abbraccerà la vita religiosa e sarà per un certo periodo primissario a Dermulo. Nel 1716 il sacerdote presenziò alla stesura di un atto a Dermulo, nella casa di Giovani Giacomo Inama. L'anno seguente passò a miglior vita. Ludovica, sorella di Giovanni Francesco, era nata a Taio nel 1638 e si era unita in matrimonio con Giovanni Emer di Dermulo nel 1668. Antonia, altra sorella, sposava un certo Giuseppe Manai(?) di Ghirlano. La discendenza a Taio fu quindi garantita solo dal fratello Gaspare. Quest'ultimo dalla moglie Clara Busetti di Taio ebbe tre figli maschi: Giacomo Michele, Francesco ed Ercole. Gli ultimi due nel 1717 erano residenti a Vienna, ma non sono a conoscenza del motivo di tale permanenza. Dopo la morte di don Francesco avvenuta nel 1717, non avendo egli lasciato nessun testamento, si aprì un contenzioso fra i suoi eredi. In un primo momento l'eredità era stata attribuita ai tre figli del fu Gaspare Cordini, fratello del sacerdote, ma poi si fece avanti anche Ludovica, moglie di Giovanni Emer, che riteneva di avere gli stessi diritti. Per cui tramite stima di Bartolomeo Fuganti, eletto di comune accordo dalle parti, fu stabilito che i figli del fu Gaspare dovessero corrispondere a Ludovica la somma di 280 Ragnesi. Si decise che se si fosse presentata anche Antonia, altra sorella del religioso, avrebbero corrisposto quanto dovutole.

 

 

 

NICOLO' FIGLIO DI ANTONIO

 

Nicolò, presunto figlio di Antonio, appare nell'assemblea della regola di Dermulo nel 1554, anche a nome del fratello. Questo non è nominato, ma sappiamo essere Simone, il proprietario della casa al Plazzol. Oltre che il fratello, Nicolò rappresenta suo nipote Vigilio Cordini. Quest'ultima informazione ci permette di fare delle considerazioni relative a questa parentela. Posso escludere che Nicolò fosse un fratello di Cristoforo, padre di Vigilio, e quindi affermare che una sorella di Nicolò avesse sposato Cristoforo. Se diamo per vero questo caso, Giovanni Antonio, figlio di Cristoforo e della sorella di Nicolò, sarebbe stato battezzato con questo nome per ricordare il nome dei nonni. Nicolò che fu il proprietario della casa al Plazzol, morì prima del 1561 e dalla moglie di cui non sappiamo il nome, ebbe almeno tre figli: Baldassarre, Ursula e Antonio. Ursula prese marito nella persona del muratore Gottardo Gottardi di Taio, mentre Antonio, in seguito al matrimonio, si trasferì a Tassullo. Antonio infatti aveva sposato Marina Jos di Tassullo, la cui sorella Caterina, aveva maritato l'omonimo cugino: Antonio Cordini figlio di Simone. I due cugini vennero così in possesso dell'ingente patrimonio del suocero Antonio Jos o Josi, uno degli ultimi rappresentanti di quella potente famiglia di Tassullo. Antonio Cordini abitante a Tassullo, nei documenti veniva spesso soprannominato "Jos". Dal matrimonio di Antonio con Marina nacquero due figlie: Agnese e Caterina che poi sposarono rispettivamente Giuseppe Rizzardi di Coredo e Odorico Chini di Segno. Antonio morì intorno al 1595. Nel 1597, quando entrambi i genitori erano morti, Agnese cedette la sua metà dei beni ereditati, costituiti da casa, orto, arativi e vignati, alla sorella Caterina.

Baldassare, altro figlio di Nicolò, si ritrova nei documenti a partire dal 1554. Nel 1555 compare assieme a suo padre in qualità di attinente di Anna Cordini. In tale occasione i due dovevano esprimersi sulla effettiva necessità di Anna di prendere a prestito una somma.[6bis] Dallo scritto si ricava che in tale anno Baldassare era già adulto, quindi poteva essere nato intorno al 1530. Nel 1561 vendeva un arativo nelle pertinenze di Dermulo alla Stregla Longa a Floriano figlio di Cristoforo Filippo Inama di Fondo. Baldassare, che morì poco prima del 1596, ebbe due figli di nome Nicolò e Tommaso. Quest'ultimo visse a Taio dove dalla moglie Francesca ebbe un figlio che ricevette il nome di Baldassare. Di Baldassare conosciamo tre figli: Giovanni (n.1618), Francesca (n.1620) e Lorenzo (n.1624). Giovanni (n.1618), prenderà in moglie Antonia Bertoldi di Taio, dalla quale avrà almeno cinque figli: Nicolò, Baldassare, Giacomo, Rocco e Maddalena. Nicolò si sposa tre volte: la prima nel 1690 con Margherita Chilovi, la seconda nel 1700 con Caterina Corradini e l’ultima nel 1710 con una certa Elisabetta di Tavon di cui non conosciamo il cognome. Baldassare si sposa due volte: la prima nel 1688 con Marina Lucchi di Vion, la seconda nel 1720 con Maria figlia di Giovanni Domenico Massenza di Dermulo. Da questi ultimi Nicolò e Baldassare, discesero altre famiglie Cordini che non sono state indagate nel presente lavoro. (Vedi Tav. 2)

 

 

NICOLO' FIGLIO DI BALDASSARE E LA SUA DICENDENZA A DERMULO

 

Nicolò, fratello di Tommaso, invece abitò a Dermulo nella casa avita, che fu del padre Baldassare e del nonno Nicolò. (Vedi Tav. 3) La sua prima apparizione ufficiale è in un documento del 1591, dal quale si evince che ricopriva la carica di Regolano della Comunità di Dermulo. Nel 1596 risulta debitore degli eredi di Francesco Henigler di Terzolas, di due capitali di 35 Ragnesi e 84 Ragnesi. Da alcuni atti notarili di Antonio Inama di Coredo rogati nel 1608, traspare che Nicolò si occupava della lavorazione e della vendita del cuoio, e nello svolgimento di tale attività, si era trovato nella situazione di essere creditore di varie persone. Ad esempio i fratelli Giovanni Antonio e Giulio Widmann di Coredo, dovevano corrispondere a Nicolò la somma di 31 Ràgnesi. In luogo di tale importo però gli cedettero i diritti su un credito che i Widmann avevano nei confronti degli eredi di Fabiano Massenza di Dermulo. Nel medesimo anno Gabriele Barbi di Coredo, vendeva a Nicolò un terreno nel luogo ai Cordini per 32 Ràgnesi. La somma però non fu corrisposta da Nicolò, che invece cedeva al Barbi il diritto di riscuotere alcuni crediti da Nicolò Melchiori e Michele Widmann di Coredo. Nicolò sembra aver ereditato da Martino Cordini, anche la cosiddetta Casa Nova dei Cordini. Nel 1608 però, la casa stessa sembrerebbe trovarsi in precarie condizioni, al punto da essere definita murozia, cioè ammasso di muri diroccati. Se Nicolò era occupato con questa attività, è molto probabile che fosse svolta anche dal padre Baldassare e forse anche dal nonno Nicolò, ma non abbiamo nessuna prova.

Nicolò, che morì a Dermulo nel 1629, aveva preso in moglie una tale Maddalena dalla quale nacquero almeno due figlie Agata e Antonia ed un maschio di nome Baldassare. Baldassare passò a miglior vita nel 1636, solamente sette anni più tardi del padre Nicolò. Baldassare ebbe una famiglia molto numerosa, infatti la moglie Antonia Panizza, figlia di Stefano di Taio, mise alla luce almeno sei figli che arrivarono all'età adulta: Stefano Carlo, Giovanni Antonio, Nicolò, Simone, Maddalena ed Elisabetta. La morte di Baldassare diede inizio ad un contenzioso che vide protagonisti oltre ai suoi figli anche i suoi cognati figli di Stefano Panizza di Taio. Pietro fu Stefano Panizza era diventato cessionario e erede del fu Baldassare Cordini e in tale veste si ritrova in alcuni documenti di riscossione di crediti. Le due figlie di Baldassare, Maddalena ed Elisabetta, sposarono rispettivamente Giovanni Antonio Bergamo di Taio e Francesco Arnoldi di Nanno. Maddalena sarà la madre del notaio Baldassare Bergamo.

Di Stefano Carlo non conosciamo la data di nascita perchè non compare nei registri parrocchiali. Quindi potrebbe voler dire che era nato antecedentemente al 1616, anno da cui partono le registrazioni delle nascite per la parrocchia di Taio, oppure che era nato altrove. La sua prima apparizione è in qualità di confinante di un terreno presso la casa Cordini nel 1662. Nel 1672 il suo nome è preceduto dal titolo Illustrissimus Dominus che lo fa collocare fra le persone di una certa importanza. Purtroppo non abbiamo nessuna informazione in merito alla sua professione (forse era un religioso?). Già nel 1684 risiedeva in Stiria dove probabilmente non lasciò discendenza. L'anno precedente Stefano Carlo aveva redatto un atto di donazione nel quale corrispondeva tutti i suoi averi a Dermulo al fabbroferraio Matteo Bertolasi di Cles, marito della nipote Antonia. Nel 1690 Stefano Carlo abitava ancora in Stiria, precisamente a Graz ed aveva fatto dono della sua porzione di casa, proveniente dall'eredità del fratello Giovanni Antonio, a Matteo Bertolasi. Giovanni Antonio, era nato nel 1630, ma nel 1650 circa aveva lasciato Dermulo non facendovi più ritorno. Il motivo di tale allontanamento è un mistero, ma la cosa ancora più strana è che la stessa sorte era toccata al fratello Nicolò. Nel 1690 fu dichiarato morto e la sua parte di eredità fu suddivisa fra i fratelli o i loro eredi. In particolare a Francesco Arnoldi di Nanno, vedovo di Elisabetta Cordini, fu assegnato un revolto terreno nella casa Cordini; a Simone Cordini, la cucina con il piccolo avvolto, una camera presso il ponte e la camera di legno; a Matteo Bertolasi che evidentemente era già vedovo di Antonia Cordini, ed interveniva a nome di sua figlia Maria e come donatario del cognato Stefano Carlo Cordini, metà della stua da dividersi con Lodovico Bombarda, con avvolto e il portico con la corte; infine all'altra sorella Maddalena una somma di 24 Ragnesi che le dovevano corrispondere gli altri fratelli, o loro eredi, a titolo di dote paterna. Nel 1684 Matteo Bertolasi vendeva una parte di casa ad Antonio Mendini. Nicolò nato nel 1621, forse il figlio più vecchio di Baldassare, sposò Marina figlia di Giovanni Domenico Sartori di Nanno dalla quale ebbe almeno due figlie: Elisabetta e Antonia. Le due ragazze avevano preso come marito rispettivamente Ludovico Bombarda di Coredo e Matteo Bertolasi di Cles. Anche Nicolò, come già affermato, risulta essersi allontanato da Dermulo e non avervi più ritorno, tanto da essere stato dichiarato morto. In alcuni documenti del 1661e 1662, citando Marina, si dice chiaramente che era vedova del fu Nicolò, ma da altri atti successivi invece, si afferma che Nicolò, almeno teoricamente era ancora in vita. Forse i due fratelli erano partiti assieme per qualche viaggio d'affari relativo al commercio del cuoio, e poi erano morti in qualche tragica circostanza. Oppure, la loro sparizione non è da ricollegarsi alla loro attività, ma al fatto che forse erano stati arruolati in qualche esercito. [7] Nel 1662 Matteo Panizza a nome del padre Pietro, zio di Nicolò, per qualche aggiustamento fra di loro, venne in possesso di un terreno che fino a quel momento apparteneva a Nicolò Cordini. Il caniparo, così era chiamato tale terreno, perchè destinato alla coltivazione della canapa, era da individuarsi nella zona più a Nord della località agli Orti, presso l'odierno parco giochi. Nel 1662 per un grosso debito superiore ai 400 Ragnesi che Nicolò aveva contratto con tale Matteo Busetti di Cavareno, gli furono pignorati diversi beni anche se era assente dalla patria, alla presenza del suo curatore Carlo Conci. I beni pignorati erano: un bosco a Cambiel, un'arativa vignata con alberi a Plantadiz; una sorte di pini nelle pertinenze di Coredo nel luogo a Rizzol; un prato detto al Capitello nella villa di Dermulo; un orto, detto l’orto dei Cordini sotto la via comune; un'arativa vignata a Campolongo, un credito di 40 Ragnesi presso Antonio Inama notaio di Coredo; un prato a Pramartinello ed infine una porzione di casa a Dermulo, detta la casa del Storn, stimata da Cipriano Inama e Silvestro Inama. A Pietro Panizza per le sue spese fu assegnato un bosco a Cambiel. Come ho detto fu pignorata una porzione di casa, detta la casa del Storn, ma a parte il significato "casa del sordo", non possiamo aggiungere più di tanto a questa notizia. Possiamo solo fare delle congetture sulla sua ubicazione e sul proprietario. Ritengo che la casa in questione fosse la futura casa 24, cioè la così detta Casa Nova dei Cordini, in quanto era stata acquisita ancora dal nonno Nicolò, erede di Martino Cordini. E' facile pensare che gli eredi di Nicolò, costretti ad alienare una delle loro case, avessero scelto quella dove non vi abitavano e quella dal minor valore affettivo. Nicolò con la sua famiglia abitava nella casa al Plazzol, così come suo fratello Simone. Riguardo al soprannome Storn, era probabilmente riferito a Nicolò, ma non è escluso potesse riferirsi al padre Baldassare o al nonno Nicolò, oppure, e ritengo questa ipotesi molto più probabile delle due appena esposte, a Martino Cordini. Simone, altro figlio di Baldassare nacque nel 1622. Nel 1645 convolò a nozze con Maddalena figlia di Bartolomeo Pollini di Sanzeno. Simone si trova menzionato nei documenti in diverse occasioni come testimone ed estimatore di terreni. Ricoprì anche per più volte la carica di Regolano della Comunità di Dermulo. La moglie Maddalena Pollini di Sanzeno, tra il 1650 e il 1652 mise alla luce due figli ma nessuno di loro arrivò all’età adulta. Maddalena nel 1672 donava ad Antonia, figlia di Giovanni Antonio Magnani di Coredo, la somma di 100 Ragnesi da pagarsi dopo la sua dipartita, ed assicurata su un suo terreno dotale a Dermulo nel luogo al Plantadiz. Qualche mese dopo aggiunse alla sopraddetta somma altri 50 Ragnesi. Nel 1676 moriva la futura beneficiata Antonia, pertanto Maddalena la sostituiva con Marina, moglie di Giovanni Antonio Magnani e quindi madre di Antonia. Non è ben chiaro quale rapporto di parentela ci fosse fra Maddalena e Marina, ma presumo fossero sorelle. Simone nel 1662 era intervenuto anche in favore dei suoi due fratelli Nicolò e Giovanni Antonio, cercando di pagare in loro vece dei debiti, ma data l'elevata entità non fu in grado di accontentare i creditori. Nel 1677 Simone redigeva testamento mediante il quale lasciava al parroco di Taio un prato a Pramartinel; alle sue sorelle Maddalena ed Elisabetta, un terreno al Plantadiz, e per il rimanente eleggeva suoi eredi universali il nipote Vittore figlio del fu Giovanni Antonio Bergamo e l'altro nipote Nicolò figlio di Francesco Arnoldi di Nanno. Nel 1678 vendeva un terreno alla Cros a Giacomo figlio di Silvestro Inama. Nel 1690 acquisiva una parte di casa che fu del fratello Giovanni Antonio e nel 1693 cedeva ad Antonio Mendini un avvolto in detta casa. Simone nel 1687 aveva venduto ad Antonio Mendini anche un terreno a Campolongo, per cui il Mendini si era accollato dei capitali presi a prestito da Simone dalla chiesa di Dermulo. Simone, l’ultimo rappresentante della famiglia Cordini a Dermulo, e già vedovo da due anni, passò a miglior vita nel 1693.

Finiva con lui la storia trecentenaria di questa famiglia che a Dermulo seppe espandere i suoi possessi, costruire una casa, e ad avere fra i suoi membri un ribelle ai tempi di Bernardo Clesio e anche un notaio.

 

 

 


[1] Pergamena dell’Archivio di Castel Thun consultata sul sito internet www.trentinocultura.it

[2] Pergamena c/o Archivio di Stato di Litomerice (Rep.Ceca) Fondo Thun consultata sul sito internet www.trentinocultura.net  .Il soprannome di Nicolò deriva da "barba", ossia zio e da Coo, abbreviazione di Nicolò. Da questo soprannome potrebbe essere nato il cognome Barbacovi. Nel 1450 è documentata a Taio la presenza di un altro Nicolò detto Barbacoo, che non poteva essere quello sopra citato perchè morto prima del 1446. Quest'ultimo Nicolò potrebbe essere il Nicolò fu Raimondini (Mendini) di Dermulo già abitante a Taio intorno al 1440. Ma questa notizia è tutta da provare.

[3] Cfr. “Geschichte aller Familien Inama” di Hanns Inama-Sternegg pag. 73.

[4] Nella seconda metà del Settecento Francesco Cordin “pistore e molinaro” di Fondo comperava da un certo Berti una casa con due molini a Lavis. V. Albino Casetti Storia di Lavis Giurisdizione di Königsberg-Montereale pag. 138

[5] Il Vincenzo, personaggio misterioso chiamato Visenzi, ha ingenerato svariate ipotesi che solo aggregando le scarse notizie pervenuteci, ci ha finalmente permesso di essere inquadrato con una discreta sicurezza. Da certi documenti, Vicenzi sembrerebbe un cognome, da altri un nome proprio il cui cognome era Cristani. Io ritengo che questa famiglia discenda da Vincenzo fu Michele Zattoni, abitante a Dermulo almeno dal 1467, ma forse ancora dal 1446. Anche nel documento di contratto per la costruzione del campanile dato nel 1503, sono citati i quondam de Vincetiis. Vincenzo aveva avuto un figlio che si chiamava Cristano, il quale a sua volta un altro figlio, di nome ancora Vincenzo. Della famiglia Vincenzi ho trovato tre nomi citati in documenti cinquecenteschi, ma ritengo che si trattasse della stessa persona e cioè di Vincenzo. Infatti i documenti dove si citavano gli altri due nomi: Vigilio (1542) e Nicolò, abbreviato Nic., non erano originali, ma copie eseguite da altri notai, che potrebbero aver stravolto i nomi. Nel 1551 troviamo Vincenzo de Vicenzi, e nel 1616 troviamo citati gli eredi del qm Vicenzo qm Cristiano di Vicenzii.

[6] Cfr. Quintilio Perini - “Le famiglie nobili trentine. La famiglia Betta di Arco. Revò e Castel Malgolo” in Atti dell’ i.r. Accademia di scienze, lettere e arti degli Agiati in Rovereto, S.3, vol 9, fasc. 3/4 (1903) pag. 223.

[6bis] La legge prevedeva che se chi stipulava il contratto era una donna, questa dovesse appoggiarsi alle dichiarazioni di quattro uomini suoi parenti i quali dovevano dichiarare l'utilità dell'atto.

[7] Nello stesso periodo risultava assente e di ignota dimora anche Bartolomeo Inama di Dermulo.