LE FAMIGLIE CORDINI


 

DOCUMENTI

 

 

Il capostipite dei Cordini è da ricercare nella persona di Cordino, documentato a Taio nel 1429. Nella pergamena dove è citato come testimone, si dice figlio del fu Otto.[1] Da altri documenti si evince che aveva almeno quattro figli: Pietro, Francesco, Gaspare e Antonio. Quest’ultimo in particolare si trova menzionato molte volte, sia come confinante di terreni sia come proprietario di beni immobili nel paese di Taio. Secondo me, sarebbe proprio Antonio il capostipite dei Cordini a Dermulo in quanto in un documento del 1446 redatto a Taio, sembra assistere come marito di una certa Margherita ad una compravendita di un terreno in Predaia. La suddetta Margherita si dice essere erede del fu Nicolò detto Bertoldo. Assiste alla vendita anche Coo fu Delayto di Dermulo.[2] Qui si può ipotizzare uno spostamento di Antonio o forse di suo figlio Nicolò, da Taio a Dermulo.

Il primo Cordini, documentato a Dermulo è proprio Nicolò, che compare sia in un documento del 1468 vertente questioni di confini fra le comunità di Dermulo e di Coredo,[3] sia come vicino nella carta di regola del 1471. Dal primo documento apprendiamo che era figlio del fu Antonio. Ancora un Antonio, figlio del fu Nicolò Cordini di Taio abitante a Dermulo, appare nel contratto per la costruzione del campanile della chiesa di S. Giacomo nel 1503. Da qui in poi ci mancano notizie sugli eventuali figli di Antonio che ci permetterebbero di completare la genealogia. Quindi si può solo supporre che fossero figli di Antonio: Nicolò e Simone.

 

 

Alla metà del Cinquecento due figli di Giovanni Cordini, Corradino e Bertoldo, si trasferirono a Fondo dando origine alle famiglie Cordin di quel paese, oggi estinte.[4] Cristoforo, fratello di Corradino e Bertoldo, compare fra i condannati nel processo ai rustici svoltosi a Revò nel 1527. Cristoforo fu condannato al carcere……..

Il magister Bernardino Cordini, invece nello stesso periodo, si era trasferito a Taio, dove poi più tardi si stabilirono altri Cordini nati a Dermulo. Bernardino, nel 1570 compare nell’elenco dei vicini partecipanti alla stesura della Carta di Regola di Taio. Nello stesso documento sono citate altre otto persone con cognome Cordini; ciò sta a significare che la famiglia era già a quell’epoca, ben radicata nella comunità. Evidentemente però, questo non è bastato per evitarne la sua estinzione, avvenuta durante l’Ottocento. Un Simone Cordini di Taio all’incirca nel 1617 aveva preso in moglie Maddalena Inama, figlia di Ercole da Dermulo. Il nome Ercole quindi, entrò a far parte delle famiglie Cordini. Sono almeno due gli Ercole di cui abbiamo notizia: uno era sicuramente figlio di Simone, l’altro, presumo un nipote dello stesso Ercole. Ercole figlio di Simone, che aveva sposato Margherita Arnoldi, aveva un figlio nato nel 1647, di nome Giovanni Francesco. Giovanni Francesco che aveva abbracciato la vita religiosa, fu per un certo periodo primissario a Dermulo, dove morì nel 1717. Ludovica, sorella di Giovanni Francesco, si era unita in matrimonio con Giovanni Emer di Dermulo nel 1668. Maddalena, altra sorella, sposava nel 1678 Vittore Barbacovi.

In un documento del 1547 appare come già defunto Delaito Cordini che era padre di Giacomo e di Pietro. Presumibilmente Delaito era un fratello di Antonio, documentato nel 1503, e quindi un figlio di Nicolò. Giacomo che aveva sposato una certa Caterina[5] quando morì all’inizio del 1554 aveva diversi figli e tutti in minore età. Caterina per il mantenimento della famiglia fu costretta a vendere alcuni terreni. In questa operazione fu supportata da Vigilio Cordini che era tutore dei figli del fu Giacomo e da Simone Cordini, Rigolo Inama e da Pangrazio e Antonio fratelli della stessa Caterina che testimoniarono l’effettiva necessità di tale alienazione. Gli unici figli di cui siamo a conoscenza sono Gervasio e Martino.

Martino figlio di Giacomo Cordini, fu uno dei degli affitalini del maso Betta a Dermulo: il contratto fu stipulato nel 1569 con Pantaleone Betta, in presenza anche di Gervasio Cordini, fratello di Martino.[6] Martino si trova citato, oltre che nei rogiti del notaio Gottardi di Rallo, anche in due documenti riportati da Giuseppe Gaiardelli nel suo libro su Tres, e precisamente nel 1579 e nel 1591.[7]

Martino fu beneficiato nel testamento dello zio Pietro della somma di 40 Ràgnesi. Nel 1554 al posto di tale somma Antonio Pangrazzi, marito di Anna figlia del fu Pietro Cordini, attribuisce a Martino una casa detta la casa nova di Cordini e tre terreni.

E’ plausibile che Martino sia morto pochi anni dopo il 1591, infatti “la casa che fu di Martin Cordino” è menzionata nel 1608, in quanto confinante con un terreno posto nelle sue vicinanze. La casa in questione è la ex n. 24, cioè la vecchia casa Emer di Dermulo. Prima di diventare proprietà Emer, la casa, passa per eredità a Nicolò Cordini. Da ciò si arguisce che Nicolò e Martino erano legati da un vincolo di parentela abbastanza stretto.

Pietro l’altro figlio di Delaito, era sposato con una certa Lucia che le aveva dato un’unica figlia di nome Anna. Anna abitò a Dermulo assieme al marito Antonio Pangrazzi di Campodenno. Quando Il Pangrazzi morì, intorno al 1558, Anna sposò in seconde nozze Domenico figlio di Giacomo Vender. Pietro morì intorno al 1550 e la vedova Lucia si unì in seconde nozze con Bartolomeo figlio del fu Gervasio Pangrazzi di Campodenno, abitante a Pressano. Poco dopo passò a miglior vita anche Lucia e a causa dell’eredità lasciata da Pietro Cordini nel 1557 si aprì un contenzioso fra Bartolomeo Pangrazzi e Giacomo Vender[8] in rappresentanza della nuora Anna.

Nel 1554, Anna comperò da Giacoma vedova del notaio Vittore Inama, una parte di casa Inama posta sopra la via ed alcuni terreni a Dermulo.

I fratelli Bartolomeo e Pietro Cordini, plausibilmente figli di Antonio abitante a Tassullo, furono eredi di un certo Vicenzi (Vincenzo Cristani)[9] di Dermulo.

Fra i Cordini, troviamo anche un notaio di nome Filippo che incontriamo la prima volta nel 1548, questi era un figlio di Simone, non sappiamo se era sposato e se aveva aveva avuto discendenti, ma in quest’ultima eventualità non a Dermulo. Filippo redasse dei documenti relativi a compravendite dei conti di Castel Thun, nel cui archivio sono oggi conservati. Nel 1563 Filippo vende un prato detto prato di Vicenzi a Romedio fu Michele Inama di Coredo, nel 1568 lo troviamo come testimone in un documento scritto a Castel Caldes. Dopo tale data non abbiamo altre notizie.

Nicolò figlio di Baldassare, si trova menzionato molte volte negli atti notarili di Antonio Inama di Coredo; spesso solo come testimone, ma in un paio di occasioni anche come diretto interessato. Nicolò infatti, si occupava della lavorazione e della vendita del cuoio, e nello svolgimento di tale attività, si era trovato nella situazione di essere in credito con molti clienti. Nel 1608, i fratelli Giovanni Antonio e Giulio Widmann di Coredo, dovevano corrispondere a Nicolò la somma di 31 Ràgnesi. In luogo di tale importo però, gli cedettero i diritti su un credito che i Widmann avevano nei confronti degli eredi di Fabiano Massenza di Dermulo. Nel medesimo anno Gabriele Barbi di Coredo, vendeva a Nicolò un terreno nel luogo ai Cordini per 32 Ràgnesi. La somma però non fu corrisposta da Nicolò, che invece cedeva al Barbi il diritto di riscuotere alcuni crediti da Nicolò Melchiori e Michele Widmann di Coredo.

Nei libri parrocchiali, le registrazioni più vecchie inerenti i Cordini, si riferiscono a due persone di nome Baldassare, quasi sicuramente cugini fra loro. Uno era figlio di Tomaso, aveva per moglie una certa Sofia e abitava a Taio.[10] L’altro, era figlio di Nicolò e abitava a Dermulo con la moglie Antonia Panizza, figlia di Stefano di Taio. Del primo Baldassare conosciamo tre figli: Giovanni (n.1618), Francesca (n.1620) e Lorenzo (n.1624). Del secondo almeno quattro di nome: Nicolò (n.1621), Giovanni Antonio (n.1630), Simone, e Maria Maddalena (n.1633).

Giovanni (n.1618), prenderà in moglie Antonia Bertoldi di Taio, dalla quale avrà almeno cinque figli: Nicolò, Baldassare, Giacomo, Rocco e Maddalena. Nicolò si sposa tre volte: la prima nel 1690 con Margherita Chilovi, la seconda nel 1700 con Caterina Corradini e l’ultima nel 1710 con Elisabetta N. di Tavon. Pure Baldassare si sposa due volte: la prima nel 1688 con Marina Lucchi di Vion, la seconda nel 1720 con Maria figlia di Giovanni Domenico Massenza.

Giovanni Antonio, sembra sia morto celibe intorno al 1690.

Nicolò e Simone invece, si sposeranno ed abiteranno a Dermulo nella casa paterna detta al Plazol o appunto dei Cordini. Attraverso alcuni passaggi la casa andrà poi in mano nella prima metà del Settecento alla famiglia Mendini.

Simone, fu l’ultimo occupante della casa e anche l’ultimo Cordini a Dermulo. Negli ultimi anni della sua vita, (morì nel 1693) ricoprì più volte la carica di regolano. Dalla moglie Maddalena Pollini di Sanzeno, Simone aveva avuto alcuni figli ma nessuno di loro arrivò all’età adulta.

Nicolò, fratello di Simone, oltre all’Illustrissimus dominus Carlo Stefano, dalla moglie Marina Sartori di Nanno, ebbe almeno tre figlie, tutte maritate. Esse si chiamavano: Elisabetta, Maddalena e Antonia, e avevano per marito rispettivamente Francesco Arnoldi di Nanno, Giovanni Bergamo di Taio e Matteo Bertolasi di Cles.

Di Carlo Stefano sappiamo pochissimo, egli non abitava a Dermulo, non si sa se fosse ammogliato ed è citato poco anche nei documenti.

 

 


[1] Pergamena dell’Archivio di Castel Thun consultata sul sito internet www.trentinocultura.it

[2] Pergamena c/o Archivio di Stato di Litomerice (Rep.Ceca) Fondo Thun consultata sul sito internet www.trentinocultura.it

[3] Cfr. “Geschichte aller Familien Inama” di Hanns Inama-Sternegg pag. 73.

[4] Nella seconda metà del Settecento Francesco Cordin “pistore e molinaro” di Fondo comperava da un certo Berti una casa con due molini a Lavis. V. Albino Casetti Storia di Lavis Giurisdizione di Königsberg-Montereale pag. 138

[5] Diversi indizi fanno supporre che Caterina fosse di cognome Pangrazzi. In primo luogo i nomi dei suoi fratelli Pangrazio e Antonio e poi il nome Gervasio dato al figlio che potrebbe riprendere il nome del padre di Caterina. Pangrazio Pangrazzi e Gervasio Pangrazzi sono delle persone la cui esistenza è provata storicamente in quegli anni. Antonio Pangrazzi poi, abitava a Dermulo avendo sposato Anna Cordini, nipote della succitata Caterina.

[6] Cfr. Quintilio Perini - “Le famiglie nobili trentine. La famiglia Betta di Arco. Revò e Castel Malgolo” in Atti dell’ i.r. Accademia di scienze, lettere e arti degli Agiati in Rovereto, S.3, vol 9, fasc. 3/4 (1903) pag. 223.

[7] Cfr. Giuseppe Gaiardelli “Tres Note e appunti sul passato e sul presente di Tres” pagg. 274 e 275.

[8] Giacomo Vender si trova citato in altri documenti come Giacomo Todesch di Padergnone capitano a CastelValer.

[9] La famiglia Cristani, originaria di Rallo o Tassullo, possedeva a Dermulo una casa detta “ai Cristani”, oggi proprietà di Gino Inama. Dei membri di questa famiglia conosciamo solo due nomi: Vincenzo e Nicolò, entrambi già morti nel 1573. Non credo che i Cristani fossero a Dermulo da molti anni, anzi potrei azzardare l’ipotesi che i Nicolò e Vincenzo fossero fratelli. I Cristani erano sicuramente imparentati con i Cordini, ciò è dimostrato dal lascito che Vincenzo fece a favore dei due fratelli Bartolomeo e Pietro Cordini. Un altro fatto che dimostra quanto sopra detto è la delega con la quale Vincenzo, affida a Bartolomeo Cordini il compito di occuparsi dei suoi affari. Questo accadeva nel 1551, e fa presupporre che Vincenzo non fosse più a Dermulo. Forse era ritornato a Tassullo?

[10] Notizia tratta dal primo libro dei nati e battezzati, nel quale si legge che Baldassare abitante a Taio era figlio di Tomaso di Dermulo.