INTRODUZIONE


 

Le abitazioni dei nostri progenitori erano naturalmente molto diverse dalle attuali. Fino all’inizio del secolo scorso, il legno costituiva una componente importante per quasi tutte le case, specialmente nelle loro parti più alte. Diciamo che la soffitta (altane, straduli) era di legno e pure il tetto era coperto di scandole di legno di larice, trattenute da pesanti sassi. Solo le parti inferiori erano in muratura. Di questa caratteristica, si trova ampio riscontro nei documenti, nella classica formula per la descrizione generale di una casa e cioè: domus muris murata, et legnaminibus constructa et scandulis coperta...... ossia in italiano: casa costruita di muri e legname e coperta da scandole. Le case generalmente avevano la seguente struttura  un pont , dal quale si raggiungeva il somasso, da questo si raggiungevano le abitazioni e si raggiungeva il piano superiore. A fine Ottocento molte case, specialmente in campagna, si presentavano malsane e brutte come scrive Cesare Battisti, avevano piccole finestre da dove la luce del sole stentava ad entrare. All'altezza di un piano di solito finivano i muri e sopra di questi fino al tetto v'era uno spazio sostenuto da pochi pilastri e puntelli. La cucina di solito era tutta annerita dalla fuliggine perchè mancava il camino. Il cortile e il portico era spesso inondato dalle acque di scolo.

 

 

L'ABITATO DI DERMULO

L’abitato di Dermulo era sicuramente composto da poche case. Da quanto esposto in un documento del 1275, si può fare l'ipotesi che Dermulo, fosse formato da quattro agglomerati, ossia dei masi, intervallati da ampi spazi, che via via col trascorrere degli anni si sono poi colmati con nuove costruzioni. Abbastanza curiosa è la denominazione delle due parti del paese a nord e a sud del rivo: rispettivamente Borgo e Città, riscontrabili almeno dal 1876, ma probabilmente più antiche, anche se mai apparse in documenti precedenti. La spiegazione può essere la seguente: qualcuno avrà iniziato a distinguere le due frazioni, in base al numero di case, che erano molte di più a sud, ed ecco quindi la Città, e poche a nord, quindi Borgo.
Per una questione morfologica non fu possibile costruire la chiesa in posizione centrale ed allora fu scelto il sito lungo la strada romana. Con il toponimo sub ecclesia, apparso nel gia citato documento del 1275, ci viene data l'importante conferma, dell'esistenza di una chiesa fin da quell'anno.

Il nucleo abitato più antico è da individuarsi nelle case sopra e sotto la Crosara (più tardi i numeri 1, 2-3 e 4 e il 26-27) e ai Marini (più tardi n. 7 e 8). Molto antica è sicuramente anche la casa n. 20-21 che già nel ‘600 era detta casa vecchia dei Mendini, come pure quella più tardi numerata con il 25, proprietà della nobile famiglia Betta di Castel Malgolo e il caseggiato numerato dal 16 al 19. Non meno vecchia, erano la casa dei Cordini e anche la cosiddetta casa al Castelét che, si vocifera fosse un castello. A parte quest’ultima, tutte le case si trovavano lungo l’antica strada romana che provenendo da Taio, poi proseguiva per ponte alto portandosi sulla sponda opposta del Noce.

Sicuramente molte case, erano nate come entità singole, alle quali poi si erano aggiunte nuove unità, sfruttando una parete di quelle già esistenti. Ciò accadeva per l'aumento demografico, che comportava la conseguente richiesta di nuovi spazi, da parte dei componenti famigliari. Naturalmente, poteva succedere anche la cosa contraria: nel proseguo degli anni, le persone magari lasciavano la propria abitazione, o la alienavano perchè si trasferivano fuori paese, oppure perchè morivano senza discendenti. Per questo motivo quindi, queste case o loro porzioni venivano occupate da persone estranee al primitivo nucleo famigliare. A Dermulo, almeno fino alla fine dell'ottocento,  la tipologia di casa addossata l'una all'altra era la più comune. Ne sono una chiara dimostrazione la numero 1, 2-34, la 26-27, la n. 7 e 8 la 9 10 11 12 la 20,21, la 16 17 18 19, la 5 6. Un esempio documentato di espansione abitativa causa l'aumento della famiglia, si può intravedere nella costruzione della casa 24, che alla metà del Cinquecento, veniva chiamata la casa nova di Cordini. In questo caso però, la costruzione non è stata accostata alla vecchia casa, più tardi numero 23, ma fra le due, è stato lasciato un corridoio, benchè fossero in qualche modo raccordate, da un arco di pietra.

 

GLI ARCHI

In paese, ci sono stati almeno altri due casi di archi in pietra, raccordanti due case.  Uno, di cui ci è rimasta testimonianza in un vecchio disegno, univa la casa 27 con la casa n. 32 e permetteva l'accesso alla così detta cort. Un altro arco esisteva fra le case n. 3  e n. 5, in direzione parallela all'androna. Anche da questo arco, in antico si passava probabilmente ad una cort privata, appartenente alle sopra elencate case. Poi chissà per quale motivo, una parte di questa cort, divenne proprietà pubblica.  Oggi purtroppo i due archi non sono più esistenti, è rimasto solo un rimasuglio del primo, verso la casa 27. Un bell'esempio di cort racchiusa da muri, con i relativo arco gotico d'entrata, si può vedere all'imbocco dell'androna ed è pertinenza delle case 7 e 8. Fortunatamente questo si è preservato fino ad oggi. Altri due archi in pietra, esistevano per entrare dalla strada romana nelle corti della casa n. 3 e 4. Oggi il primo è stato ammodernato, il secondo sostituito con una trave piana di cemento. La stessa cosa è stata fatta per la cort della casa n. 22, dove un arco in pietra, che comunque da uno scorcio di vecchia foto appare poco pregiato, è stato sostituito da una semplice trave.

Molte case sono citate nei documenti dei notai del XVII e XVIII secolo per motivi di compravendite, divisioni o permute e sono individuate col nome del proprietario o del luogo dove esse sorgevano. Mai però ho trovato, negli scritti di questo periodo, l’accenno a nuove costruzioni; il numero delle case deve quindi essere rimasto invariato per qualche secolo e forse si provvide solo a qualche rifacimento di tetti di scandole o a limitati ampliamenti. In un paio di occasioni si parla di “un revoltello nuovamente costruito” e dell’erezione di un muro divisorio in un somasso e quindi si tratta di  ben poca cosa. Il vero boom di nuove fabbriche iniziò solo alla fine dell’800.

Nei documenti cinquecenteschi si riscontra qualche riferimento a case esistenti in Dermulo, di difficile individuazione. Ad esempio nel 1553 si accenna ad una parte di casa, che Romedio fu Giovanni Mendini, affittava a Romedio Barbacovi di Taio. Di questa si dice, che una volta era abitata dai Mendini, e che confinava con Corradino Cordini. Potrebbe essere parte della futura casa n. 23, ma oltre alla presenza di un Cordini come confinante, non ci sono altri elementi certi per affermarlo.

Del 1660 è il documento della vendita di un terreno effettuata da Giovanni Battista Inama, nella località detta  la casa ossia murozia del Mafuòla, pure questa di dubbia collocazione, anche se sono propenso a credere si trattasse della zona dove sorgono le case n. 13-14 e 15. Giovanni Battista, che risiedeva nella casa 13-14, infatti confinava col terreno venduto.

 

LA NUMERAZIONE DELLE CASE

La prima numerazione, risalente all’epoca napoleonica, era progressiva. Le fonti a cui ho attinto per ricavare tale numerazione, sono essenzialmente le registrazioni parrocchiali di morte relative a quegli anni, dove spesso veniva indicato il numero di casa del soggetto o dei suoi famigliari. Tali fonti tuttavia non sono del tutto affidabili, in quanto si riscontrano delle incongruenze. Nella lettura di svariati documenti dell'epoca napoleonica, solo in due evenienze, ho trovato un accenno a case contraddistinte da un numero: la casa più tardi 17-18, che nel 1813 era numerata con il XIII, e la casa 23 che nello stesso anno recava il XVII.
Si può notare che l'incaricato ad attribuire i numeri, aveva numerato con l'1 la prima casa che si incontrava sulla destra provenendo da Taio, per poi assegnare l'ultimo numero, il 20, all'ultima casa a destra, percorrendo la strada stessa all'incontrario. [1]

Nel 1830 la numerazione fu rifatta, portando i numeri da 20 a 27. Nel 1838 vengono scambiati alcuni numeri (il n. 21 è scambiato con il 22 e l’11 con il 12) e nel 1880 sarà effettuato un aggiornamento che rimarrà in vigore, con l’aggiunta delle nuove case man mano costruite, fino al 1991.[2]

Le case saranno descritte in ordine progressivo, tenendo conto per comodità, della vecchia numerazione, cioè quella in vigore fino al 1991. A fianco del numero viene riportata l'antica denominazione, e sotto, l'attuale via e numero.

Come base di partenza si è usato il catasto del 1790 [3] ma dove possibile si riporteranno anche notizie storiche anteriori. Verranno inoltre riportate, le persone che occupavano effettivamente le case negli anni 1710, 1780, 1830, 1880 e 1921.[4]

 

 

[1] Le case intese come entità singole erano meno di venti, quindi a una singola costruzione potevano essere assegnati più numeri in relazione alle unità abitative.

[2] Nel dopoguerra sono state create due nuove strade: Via Borgo, comprendente la parte a nord del rio Pissaracel cioè il Borgo, e Via Guglielmo Marconi, cioè tutta la zona a sud del rio ossia la Zità.. Queste vie però non hanno modificato la numerazione.

[3]  L’anno di compilazione del Catasto teresiano sarebbe anteriore al 1790; ciò è comprovato da alcune osservazioni sui nomi dei proprietari in esso contenuti. Gli eredi di Giacomo Emer (+1777) possiedono una porzione di casa che viene però venduta nel 1787 a Domenico Massenza; quindi se il Catasto rispecchiasse esattamente la situazione del 1790, gli eredi Emer non comparirebbero. Ma la persona determinante per la giusta datazione è Francesco Mendini, che essendo morto nel 1781, ci permette di collocare la stesura del Catasto tra il 1780 e il  1781.

[4]  Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D, .  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D, A.P.T. e A.D.T.

 

 

 

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