LA CASA N° 9-10-11-12 - casa al Castellét o ai Massenzi

(Oggi Via Eccher n. 2 e 4  e via S. Giustina n. 31 e 35)

 

Alla fine del ‘500 la casa apparteneva sicuramente a Tommaso e Giovanni Massenza che forse erano fratelli. La parte di Tommaso passerà ai figli Gio.Batta [1] e Fabiano [2], quella di Giovanni ai nipoti Giovanni Domenico e Bartolomeo. La parte di Giovanni Domenico passa in seguito al figlio Luca che però non l’abiterà essendosi trasferito a Rallo mentre quella di Bartolomeo passerà all’unica figlia, Margherita.

Nel 1663 e nel 1674, Silvestro fu Vittore Inama, padre di Giacomo e di un altro Vittore, acquistava da Maddalena e Caterina, figlie del fu Giacomo Massenza, la casa di Jacomo Massenza. La casa si dice confinare con la via imperiale, con Tommaso Massenza e con Luca Massenza e quindi non v’è dubbio alcuno che l’abitazione fosse una parte della futura casa n. 9-12. Resta però da chiarire il legame di parentela fra Giacomo e gli altri due confinanti e a chi, Silvestro Inama, avesse poi ceduto la casa .

Nel 1716 è detta casa ai Fabiani ossii ai Massenzi; nel 1750 si trova nominata come colomello a Castièl, nel 1787 come casa al Castelet.  Era pure detto al Casteletto [3] (1801) anche il prato dove oggi ci sono le case di Graziano Emer e Renzo Chistè.

Nel 1780 troviamo i seguenti proprietari con relative superfici: eredi di Giacomo Emer con 24 Pertiche, Giovanni Emer con 28 Pertiche, Domenico Massenza con 48 Pertiche, Giuseppe Tamè con 9 Pertiche e Maurizio Renzi con “una stanza terrena”.

 

1) La parte degli eredi di Giacomo Emer
Giacomo Emer acquista questa parte di casa intorno al 1775 dagli eredi di Giuseppe Massenza di Rallo, il quale Giuseppe l’aveva ereditata a sua volta dal padre Luca. Alla morte di Giacomo (1777) il padre Cristano eredita la casa e nel 1787 la cede all’altro figlio del defunto Luca Massenza di nome Domenico. In seguito diverrà proprietà di Luigi Battisti (nel 1830 viene numerata con il 10) e quindi di Vittore Chistè (nel 1874 n. 12).

 

2) La parte di Giovanni Emer

Questa parte era proprietà di Gio.Batta Massenza e successivamente del genero Bartolomeo Inama. Gio.Batta Inama figlio di Bartolomeo, che abitava a Favogna, la venderà nel 1772 a Romedio figlio di Antonio Chilovi di Taio per la somma di 200 Ragnesi. Subito dopo Romedio la cederà a Giovanni Emer, figlio di Cristano, per 250 Ragnesi. Da Giovanni la casa passerà a suo figlio Giovanni e quindi alla figlia di quest’ultimo Barbara, maritata Huber, che nel 1837 la venderà ad Antonio Endrizzi (nel 1830 è numerata con l’11, nel 1874 con il 10).

 

3) La parte di Domenico Massenza

Questa casa Domenico l’aveva acquistata da Margherita Massenza figlia di Bartolomeo nel 1750 [4]. Più tardi sarà divisa a metà fra la nipote Teresa figlia di Innocente, moglie di Antonio Endrizzi, [5] e Giovanni altro nipote (figlio di Giovanni)[6]. Nell’ultimo decennio dell’800 risulta proprietario e residente nella casa n.10 (quella attuale di Pompeo Odorizzi), Daniele Inama Zanét. Nonostante la discordanza con i numeri,[7] sembrerebbe che la casa in questione sia quella del sopraccitato Giovanni Massenza.

 

4) La parte di Giuseppe Tamè

Questa parte risulta essere una frazione della prima abitazione dei Tamè a Dermulo. Giuseppe Tamè, probabilmente per difficoltà finanziarie, vende nel 1750 una stanza a Gio.Batta Inama e nel 1751 un revoltello a Domenica, vedova di Gregorio Endrizzi (quello del successivo punto 5). L’ultimo Tamè ad abitarvi sarà Antonio che nel 1803 si trasferirà nel bresciano. La casa fu quindi acquisita da Teresa, moglie di Antonio Endrizzi.

 

5) La parte di Maurizio Renzi

Doveva essere molto esigua poiché nel 1780 è registrata come stanza terrena e corrispondeva a quanto nel 1751 fu acquistato da Domenica, vedova di Gregorio Endrizzi, a Giuseppe fu Simone Tamè o a quanto permutato nel 1760 con Domenico Massenza dalla stessa vedova Endrizzi. Anche questa passa in proprietà a Teresa Endrizzi.[8]

 

Nel 1852 Giacomo Endrizzi vende una parte della sua casa (una porzione della n. 9) a Vittore Chistè.

Il giorno 8 dicembre 1854 dalla soffitta dell’abitazione di Giacomo Endrizzi si sprigionava un incendio che propagandosi a tutto il colomello provocava un danno stimato di 2200 Fiorini abusivi. Per il suo spegnimento si impiegarono quasi quattro ore e i sinistrati, essendo la casa diventata inagibile, furono ospitati dagli altri paesani. A innescare l’incendio fu un ragazzo orfano di 5 o 6 anni che dimorava presso l’Endrizzi, che confessò di essersi impossessato dei fulminanti e di aver dato fuoco a del materiale in soffitta.[9]

Nel 1874 tutta la casa risulta abitata da Giacomo Endrizzi (nn. 9 e 10) e da Vittore Chistè (nn. 11 e 12).

Nella casa n.9 la famiglia Endrizzi gestiva una bèttola fin dal 1850.

Nel 1909 Ester Recla, moglie di Desiderato Endrizzi, vendeva a Inama Candido fu Giuseppe la casa, l’orto e il bròilo per un importo di 2000 corone. La casa era formata parte dal n. 9 e parte dal n. 10.

 

 

 

PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA

1710

1780

1830

1880

1921

 

 

casa 9

casa 9,10,11,12/A

casa 9

Gio.Domenico Massenza

Domenico Massenza

Antonio Endrizzi

Giacomo Endrizzi (v)

Candido Inama

Caterina Chilovi (m)

Barbara Cristani (m)

Teresa Massenza (m)

Desiderato Endrizzi (f)

Assunta Barbacovi (m)

Maria Massenza (f)

Domenico Massenza (f)

Annamaria Endrizzi (f)

Addolorata Endrizzi (f)

Maria Inama (f)

Luca Massenza (f)

Giovanni Massenza (f)

Pietro Endrizzi (f)

Leopoldo Endrizzi (f)

Remo Inama (f)

Lucia Massenza (f)

Vigilio Massenza (f)

Giacomo Endrizzi (f)

Giacinto Endrizzi (f)

Fiorina Inama (f)

Francesco Massenza (f)

 

Giulia Endrizzi (f)

 

Attilia Inama (f)

N. Massenza

Innocente Massenza

   

Ida Inama (f)

 

Teresa Battisti (m)

 casa 10

casa 9,10,11,12/B

Elviro Inama (f) (a)

Bartolomeo Massenza

Cristina Massenza (f)

Luigi Battisti

Vittore Chistè

 

Anna Maria Gregori (m)

Caterina Massenza (f)

Innocenza Massenza (m)

Felicita Endrizzi (m)

 

Margherita Massenza (f)

Teresa Massenza (f)

Maria Battisti (f)

Maria Chistè (f)

casa 10

 

 

Antonio Battisti (f)

Pietro Chistè (f)

Daniele Inama

Simone Tamè

 

Teresa Battisti (f)

 

Annunziata Tavonatti (m)

Maddalena Gasperini (m)

Giuseppe Tamè

N.N.

 

Angelina Inama (f)

Vittore Tamè (f)

Teresa Giovanetti (m)

 

 

Maria Inama (f)

 

 

 

 

Anna Inama (f)

 Marina Massenza

Antonio Tamè

casa 11

 

Gisella Inama (f) (a)

 Domenica Massenza (S)

Ursula Inama (m)

Pietro Chistè

 

 

 

Marina Tamè (f)

Barbara Massenza (m)

 

Adolfo Odorizzi

 

Domenica Tamè (f)

Pietro Chistè (f)

 

Rosina Visintainer (m)

 

Caterina Tamè (f)

Vittore Chistè (f)

 

Maria Odorizzi (f)

 

Anna Tamè (f)

 

 

 

 

 

casa 12

 

casa 11

 

 

nessuno

 

Pietro Chistè (a)

 

 

 

 

Caterina Angeli (m)

 

 

 

 

Pio Chistè (f)

 

 

 

 

Lina Chistè (f)

 

 

 

 

Gelinda Chistè (f)

 

 

 

 

Leo Chistè (f)

 

 

 

 

Amedeo Chistè (f)

 

 

 

 

Silvio Chistè (f)

 

 

 

 

Primo Chistè (f)

 

 

 

 

Vittoria Chistè (f) (a)

 

 

 

 

 

Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D.  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T.

 

 

[1] La casa di Gio.Batta, assieme alla parte comperata dal fratello Giacomo nel 1664, è quella che nel 1780 troviamo attribuita a Giovanni Emer.

[2] Posso qui formulare l’ipotesi che la parte di Fabiano, o una sua frazione, sia quella che nel 1780 risulta proprietà di Giuseppe Tamè. Tommaso (Tomelin), figlio di Fabiano, verso la fine del ‘600 si era trasferito nella “casa di Concio Massenza”, la futura casa n. 15, e in questa occasione dovrebbe aver venduto a Vittore Tamè, padre di Simone Antonio, la sua parte nella casa paterna.

[3] Il toponimo è molto interessante in quanto fa supporre l’esistenza di qualche antica opera di fortificazione che qualcuno ancora oggi riconosce, per tradizione, in questa casa. Anche come posizione il luogo si presentava strategico: sopraelevato rispetto alla strada romana, posto su di un contrafforte e poco distante dal rio Pissaracel per il necessario approvvigionamento idrico.

[4] Domenico era nato a Rallo dove, da Dermulo, all’inizio del ‘700 si era trasferito suo padre Luca.

[5] La casa sia nel 1830 che nel 1874 aveva il numero 9.

[6] La casa nel 1830 è numerata con il 12 e nel 1874 con l’ 11.

[7] I quattro numeri (9,10,11 e 12), come abbiamo visto, sono riproposti in ordine diverso anche a poca distanza di anni.

[8] Sia la parte di Giuseppe Tamè che quella del Renzi risultano acquisite da Teresa, moglie di Antonio Endrizzi, e non dal marito. Ciò fa presupporre un possesso intermedio di Innocente Massenza (padre di Teresa).

[9] AST Giudizio Distrettuale di Cles - Busta 50.

 

Case  Mappa1928  Mappa '600-700  Foto della Casa n. 9-10-11-12