LA CASA N° 28
 

(Oggi Via del Borgo n. 2)

 

 

Parte di questa casa esisteva già nel 1830 ed era adibita a stabbio. Vittore Tamè, figlio di Giovanni Maria, che all’epoca abitava al maso Widmann, acquista nel 1834 questa costruzione con l’annesso orto da Antonio Martini di Taio[1]. Nel catasto teresiano del 1780 risulta che lo stabile apparteneva a Giovanni Mendini, che evidentemente, quindi aveva poi ceduto al Martini.

Vittore fu Giovanni Maria Tamè, che era anche muratore, aveva iniziato a ristrutturare la casa dal 1852. I lavori furono ostacolati dal confinante Romedio Mendini, che in una lettera al Comune, manifestava la presenza di molte irregolarità, poi risultate inesistenti. Quindi dopo il sopralluogo della rappresentanza comunale, Vittore che stava per ultimare il tetto, fu autorizzato a proseguire i lavori.[2] Sul pavimento al piano terra, si può ancora oggi leggere 1879, anno in cui  presumibilmente fu rifatto. Nel 1858, dopo la morte di Vittore, la casa è ereditata dal figlio don Domenico e nel 1862 vi abitano le sue sorelle Rosa e Matilde.

Don Domenico muore a Vervò, dove era parroco, nel 1893 e nel suo testamento lascia la casa a Rosa e Matilde e ai nipoti Filippo, AgostinoEugenia Inama, figli dell'altra sorella Domenica, già morta nel 1884.

Nel 1900 i fratelli Filippo e Agostino Inama risultano proprietari di un sesto ideale di detta casa, acquisendo la quota della sorella Eugenia. Nello stesso anno, muore anche Rosa, che lascia il suo terzo di casa ai suoi nipoti Filippo, Agostino, Eugenia, e Candido, Costante e Domenico  Tamè figli del fratello Giovanni, e l'usufrutto alla sorella Matilde.

Nel 1903 Matilde Tamè tramite il nipote Agostino Inama suo procuratore, vende a Costante Tamè il suo terzo di casa.

Le evidenze successive, ci dicono che la casa rimarrà in proprietà per la metà a Costante Tamè e per l'altra metà ad Agostino Inama, che quindi avranno comperato dai rispettivi fratelli le altre parti di casa.

Il 2 settembre 1919 la casa fu interessata da un incendio, che sicuramente distrusse una parte di tetto. Il Comune di Dermulo  infatti, concesse gratuitamente 10 piante per famiglia che abitavano nella casa, per poterne ricostruire il tetto. Nel 1900 risulta che la casa era assicurata per un valore di 1200 Corone.

Nel 1950 la casa passa in proprietà a Felice Inama.

 

 

 

PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA

1780

1830

1880

1921

non esisteva

stabbio

MatildeTamè

Costante Tamè

 

 

Costante Tamè (n)

Rosa Tamè (m)

 

 

Brigida Tamè (n)

Addolorata Tamè (f)

 

 

Domenico Tamè (n)

Emanuele Tamè (f)

 

 

Irene Tamè (n)

Erminia Daldoss (N)

 

 

Candido Tamè (n)

Emanuele Tamè (n)

 

 

Rosa Tamè (S)

 

 

 

 

Vigilio Negri

 

 

 

Emma Inama (m)

 

 

 

Agostino Inama (s)

 

 

 

 

Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D.  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T.

 

 

[1]Si potrebbe pensare che Antonio Martini sia da mettere in relazione con la casa n. 1 che per coincidenza confinava con l’abitazione dell’altra famiglia Tamè e di conseguenza concludere che Vittore Tamè abbia acquistato una parte della casa n.4. Esistono però due dati che ci consentono di affermare con sicurezza che lo stabbio in parola è quello che più tardi sarà trasformato nella casa n. 28, e cioè:

1) I confinanti sono individuati in Romedio Mendini e Batta Inama (proprietari della casa n. 13-14 e quindi ben lontani dalla casa n.4);

2) L’acquirente Vittore Tamè non poteva essere il figlio di Giuseppe perché nel 1834 avrebbe avuto 11 anni ma lo zio, suo omonimo, che era nato nel 1787.

[2] AST Giudizio Distrettuale di Cles - Busta 50.

 

Case  Mappa1928  Mappa '600-700