(Oggi Via Eccher n. 16 e 18)

La casa, come la contigua n. 23, era di proprietà delle famiglie Cordini, ma sicuramente fu costruita più tardi di questa, tanto da essere citata come la casa nova di Cordini nel 1554. Quindi potremmo azzardare l'ipotesi, di una sua costruzione nei 50/100 anni precedenti al 1554. La casa era sicuramente appartenuta a Pietro Cordini, ma forse ancora a suo padre Delaito, e pervenne in mano del nipote Martino, come controvalore dei 40 Ragnesi a lui spettanti per designazione testamentaria. L'assegnazione fu eseguita da Antonio Pangrazzi, genero del fu Pietro, che all'epoca era residente a Dermulo, probabilmente proprio in questa casa.
La costruzione si trova
menzionata nel 1608, come la casa che era di Martin Cordino.
Martino
l’aveva lasciata in eredità a
Nicolò Cordini, e da questo poi, non so se con
qualche passaggio intermedio, pervenne agli Emer. Sulla
chiave del portale in pietra è incisa
la data 1682 con le iniziali G. E. e il monogramma IHS (Ihesus Hominum
Salvator). Essendo il capostipite Giovanni Emer già morto nel 1668, si può
dedurre che le iniziali siano riferite a suo figlio
Giovanni, oppure a
Giorgio.
Vittorio figlio di Giovanni, il famoso pittore e indoratore, abiterà per un periodo a Taio, dove possedeva una casa. Questa fu poi venduta, e dal 1719 Vittorio risiederà a Dermulo. La futura casa n. 24 sarà occupata in seguito dal figlio Cristano.
Nel 1794, si trova notizia che Cristano, o forse i suoi eredi, avessero ceduto a Romedio Maria Mendini una porzione di casa. Per di più questa casa, o parte di essa, si disse fosse abitata da Romedio Maria e dalla consorte. L'individuazione di tale abitazione, risulta essere un po' problematica, ma fra le ipotesi, non si può escludere che sia stata una parte della futura casa n. 24. Anche se più probabilmente una porzione della n. 23. Dopo la morte di Cristano (1790), la casa passa in proprietà al figlio Giovanni e da questi ai suoi due figli Pietro e Romedio. In tale periodo sembra rimanere disabitata, ma non si hanno notizie certe. Osservando i numeri delle case riportati sulle registrazioni dei nati e dei morti dei libri parrocchiali ai primi dell’800, si può ipotizzare che Bortolo Mendini occupi questa casa, in affitto, dall’anno del suo matrimonio e cioè dal 1808 circa. Negli anni ‘30 dell’800, Bortolo Mendini sicuramente in questa casa gestiva una bèttola. Pietro Emer figlio di Giovanni muore prematuramente nel 1817 e la parte di casa passa in proprietà dei suoi due figli Floriano e Giovanni. Le loro parti i casa saranno vendute allo zio Romedio nel 1835 da Floriano che all'epoca abitava a Sanzeno e da Teresa vedova di Giovanni che abitava a Mezzolombardo. Romedio spese la somma totale di 255 Fiorini comprensiva anche delle parti di orto e di alcuni terreni.
Nel 1862 vi abita, in affitto,
Giovanni Tamè, figlio di Vittore, forse fino al 1869 anno in cui la casa
risulta disabitata. Dal 1872 al 1881 vi troviamo
Romedio Emer Junior. Alla metà di
novembre di quell'anno, Romedio era già assente da Dermulo perchè in procinto di
raggiungere il Brasile. Quindi tramite il cugino Giuseppe Inama, suo
procuratore, sottopone la casa ad ipoteca assieme ad altri terreni, per un
debito di 212 Fiorini compresi gli interessi, contratto con Bortolo Rizzardi di
Coredo.
Nel 1888 sembra concluso un accordo con Sergio Leoni sergente di Gendarmeria a Taio, per l’apertura di una rivendita di generi misti, ma non se ne farà nulla.
Nell'ottobre del 1901, i fratelli Germano e Geremia Emer decidono assieme ai cugini Alessandro, Giuseppe, Celeste e Arcangelo di sciogliere la comunione dei beni che essi posseggono assieme, fra i quali anche la casa n. 24. La casa spetta metà agli eredi di Giovanni che erano Germano e Geremia, e metà agli eredi di Pietro che erano Alessandro, Giuseppe, Celeste e Arcangelo. Furono fatte due porzioni per le quali toccò:
agli eredi di Giovanni
Metà della casa n. 24 a Dermulo, composta dai seguenti locali: Piano terra, portico in comune con la seconda porzione, staletta a ponente della casa con diritto di costruirsi una cantina nello stallone attuale e precisamente nell’angolo a sera- settentrione. La porta della cantina deve costruirsi dirimpetto a quello dello stallone. Porzione di orto a sera della casa con diritto di fabbricare stalla e stabbio senza limiti di altezza confinato 1 la stalletta, 2 porzione di orto degli eredi di Pietro Emer, 3 Alfonso Widmann, 4 Lorenzo Inama. Primo Piano: somasso in comunione con la seconda porzione, due camere a mezzodì del somasso. Secondo Piano: aia in comune con la seconda porzione e altane soprastanti l’aia.
agli eredi di Pietro:
Metà della casa n. 24 a Dermulo,
composta dai seguenti locali: Piano terra, portico in comune con la prima
porzione, stalla a mattina del portico, cantina sull’angolo di settentrione
mattina della casa. Porzione di orto a sera della casa confinante: 1 casa con
anditi, 2 strada, 3 Alfonso Widmann, 4 la porzione di orto degli eredi del fu
Giovanni Emer. Primo Piano: somasso in comunione con la prima porzione,
cameretta sopra la cantina. Secondo Piano: aia in comune con la prima
porzione e due camere a mezzodì dell’aia, ripostiglio nell’angolo di mattina
settentrione, altane soprastanti le due camere e ripostiglio, e tetto che copre
tali locali.
Per ulteriori chiarimenti furono dettate anche le seguenti condizioni:
L’andito a mezzodì della casa rimane in comune, la prima porzione è proprietaria della striscia di terreno sotto la gronda del tetto per la misura di 80 cm. Resta in comune anche l’andito che porta alla stalla ancora da costruire e al cesso pure da costruire sulla facciata a sera della casa. Resta in comune la scala che dal portico porta al somasso. La scala che dal somasso porta all’aia dovrà essere spostata e messa aderente al muro di settentrione del somasso. Per portarsi dall’aia alle altane dovranna essere fatte due scale: una a mattina mezzodì dell’aia a spese comuni, e l’altra a mattina settentrione a spese della seconda porzione. Entro 5 anni dovrà essere costruito un cesso sulla parete a sera della casa a servizio delle due porzioni. Le dua porzioni restano libere di innalzare il tetto, senza però recare danno.
Nel 1903 Germano Emer si sposta dalla casa n. 19 alla casa n. 24, dove trasferisce anche l’attività di osteria. Evidentemente aveva raggiunto un accordo con il fratello Geremia per la cessione della sua parte.
Degli eredi di Pietro, occupo la casa il figlio Celeste, mentre gli altri rimasero nella casa n. 19.
| PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA | ||||
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1710 |
1780 |
1830 |
1880 |
1921 |
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Ludovica Cordini (m) |
Teresa Widmann (m) |
Giulia Demagri (m) |
Lucia Depero (m) |
Rachele Inama (m) |
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Leonardo Emer (f) |
Bortolo Mendini (f) |
Emanuele Emer (f) |
Ida Emer (f) |
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Giovanni Mendini (f) |
Enrichetta Emer (f) |
Giovanni Emer (f) |
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Teresa Mendini (f) |
Silvio Emer (f) |
Barbara Emer (f) (a) |
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Emma Emer (f) |
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Agnese Gaiardelli (m) |
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Cornelia Emer (f) |
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Pia Emer (f) |
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Remo Emer (f) |
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Viola Emer (f) |
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Paolina Emer (f) |
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Luigi Emer (f) |
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Pierina Emer (f) (a) |
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| Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D. Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T. | ||||
Case Mappa1928 Mappa '600-700 Foto della casa n.24