LA CASA N° 23 - casa al Plazòl o dei Cordini
 

(Oggi Via C. Eccher n. 12 e 14)

 

 


 

Questa casa, denominata anche al Capitel, era l’antica residenza della famiglia Cordini. La costruzione, presenta alcune particolarità, come l’accenno di torre nella parte a sud-est e gli stipiti delle finestre di costruzione massiccia, sulla facciata est; sulla parete a nord, erano visibili le tracce di un affresco con soggetto non decifrato e una feritoia murata. Il dipinto forse raffigurava uno stemma di famiglia, oppure un soggetto religioso. Il piazzale nelle vicinanze di questa casa, e nella brutta stagione la casa stessa, era il luogo destinato per la Regola della comunità.

Il capostipite dei Cordini a Dermulo, fu un certo Nicolò, che si era trasferito da Taio  alla metà del Quattrocento, forse come acquirente ed occupante questa casa. Un documento del 1554, ci da la prima notizia certa, sull'appartenenza della casa alla famiglia Cordini. Nel proseguo degli anni, nonostante un iniziale incremento dei membri familiari avesse favorito la costruzione di una nuova casa, la consistenza della famiglia si ridusse sensibilmente. Simone, che morì nel 1692, fu l'ultimo Cordini a Dermulo. Di conseguenza nella seconda metà del '600, incominciarono delle alienazioni di parti di casa che nello spazio di quaranta anni, portò la famiglia Mendini a diventarne unica posseditrice.

Nell'ultimo ventennio del Seicento, la casa era proprietà di Matteo Bertolasi e di Pietro Panizza.

La parte del Bertolasi

Matteo Bertolasi, fabbro ferraio di Cles, divenne proprietario di gran parte della casa, per donazione fatta dal cognato Stefano Carlo Cordini. In mano di Stefano Carlo, era a sua volta pervenuta, per eredità da Baldassare Cordini (il nonno?). Il Bertolasi alienava una parte di casa nel 1684 ad Antonio fu Giacomo Mendini, che poi, nel 1693 permutava con Pietro Panizza di Taio, ricevendo la casa dei Mendini. Pietro Panizza infine, nel 1717 vendeva questa parte a Antonio Mendini Junior, figlio del succitato Antonio. Nel 1690, il Bertolasi vendeva un'altra porzione ai fratelli Giacomo e Antonio, figli del fu Giacomo Mendini.

La parte del Panizza

Pietro Panizza, aveva acquistato una parte di casa da Simone Cordini, l'ultimo con questo cognome a Dermulo, e un'altra parte dagli eredi di Nicolò Cordini. Nel 1717 poi vendeva queste parti assieme a quella avuta da  Antonio fu Giacomo Mendini nel 1693 a Antonio Mendini Junior figlio del citato Antonio.

Infine nello stesso anno, Antonio Mendini permutava la casa, con una parte di casa dei Mendini, proprietà dello zio Giacomo. Giacomo quindi, divenne l'unico proprietario della futura casa n. 23, che però non abitava, alloggiando come livellario nella casa Guelmi.

La casa al Plazòl, che a partire da circa il 1770 risulta appartenere a Romedio Maria Mendini, non figurava fra i beni elencati nel testamento stilato dal padre Giacomo III° nel 1747. E' quindi probabile che il nonno Giacomo II°, l’avesse lasciata in eredità all’altro figlio Giacomo Antonio, morto celibe nel 1735 e poi, sempre per via ereditaria, fosse pervenuta ai nipoti Romedio Maria, Giacomo Antonio e Gioachino. Gli ultimi due avevano alienato le loro parti ad altre persone, di cui ci sono pervenute dei frammenti di notizie. Nel 1796, si fa riferimento ad una porzione di casa derivante da Cristano Emer, che era abitata da Romedio Maria e dalla consorte Anna. Proprio Anna nel suo testamento del 1804, riservava questa porzione al figlio Romedio. Quindi sapendo da altre fonti che Romedio aveva poi soggiornato nella parte est della casa n. 23, possiamo identificarla con la casa che fu di Cristano Emer. E ancora, Maria Anna dopo esser rimasta vedova, nel 1813 redasse un nuovo testamento, per mano del notaio Pietro de Mediis di Taio. Il notaio asseriva di aver compilato il documento nella stufa avente lume da una finestra guardante verso mattina e nella pubblica strada esistente nella casa marcata col numero 17, situata in Dermulo frazione di Taio, distretto II, Cantone di Denno, Dipartimento dell Alto Adige. Maria Anna morì nello stesso anno. Altra notizia riguarda una compravendita avvenuta nel 1770 da parte di Antonio e Giovanni Inama fu Giobatta, col consenso di Lucia loro cognata (il che ci dice, che l'affare fu concluso rispettivamente ,dal padre e suocero fu Giobatta Inama) di un broilo e un orto nei presso questa casa a Romedio Maria. Ciò fa presumere, che  Giobatta Inama avesse posseduto anche una parte di casa, poi ceduta a Romedio Maria.

Nel catasto teresiano del 1780, la casa figura a nome di Romedio Maria Mendini, con una superficie di ben 178 pertiche, ma presumibilmente sarà disabitata. Romedio Maria infatti nel 1780 abitava nella casa n. 20-21, assieme alla consorte Maria Anna.

Dopo la morte di Romedio Maria avvenuta nel 1798, la casa fu suddivisa fra i suoi figli. Nel 1820, Giacomo Mendini di Taio assicurava su questa casa, la nuora Domenica, per la dote portata in famiglia. Da questo scritto, si apprende che Giacomo era divenuto proprietario di tutta la casa dopo aver acquistato dai suoi fratelli Vigilio e Romedio, la parte a est. Nel 1824 Giacomo  e la consorte Domenica, decidono di assegnare tutti i loro beni ai tre figli: don Giacomo, Romedio e Giuseppe. A Romedio che in quel momento era pretore ad Asiago, fra i vari beni toccò la casa n. 23.  In quel frangente, si disse gravata da servitù nei confronti dello zio Romedio. Nel 1804 a Romedio fu Romedio Maria Mendini, era stata riservata per volere ereditario della madre, la così detta porzione di casa derivata da Cristano Emer. Ma è da presumere che questa porzione sia stata ceduta al fratello Giacomo di Taio, e che fra i fratelli si fosse raggiunto un accordo, in forza del quale, Romedio poteva rimanere nella casa, dietro versamento di un affitto, fino alla sua morte. Nel 1828, Romedio in occasione del matrimonio di suo nipote Romedio fu Vigilio con Lucia Inama, oltre ad altre donazioni “da asilo nella sua casa agli sposi e ai loro figli.” Nel 1836 dopo la morte di Romedio fu Romedio Maria, erano sorti degli screzi fra Romedio fu Vigilio Mendini, erede dello zio Romedio e don Giacomo Mendini, procuratore di suo fratello Romedio, consigliere a Zara. Il motivo del contendere, erano le condizioni in cui si ritrovava la casa goduta dal fu Romedio fu Romedio Maria Mendini, lasciata in cattivo stato, stimandosi un danno di 55 Fiorini, comprensivi dell’affitto della casa. Romedio fu Vigilio saldò il debito e nello stesso anno si trasferì con la famiglia nella casa n. 14. La parte di casa a ovest, già dal 1812 era abitata da Vittore Brida, originario di Tres, manente di Giacomo Mendini.

Il consigliere Romedio Mendini muore nel 1838, lasciando erede della casa 23, il suo unico figlio Camillo. Nel 1854 muore anche Camillo che era sposato da appena quattro anni con Caterina Cireselli, senza aver avuto prole. Nel 1856, tutti i beni del fu Camillo, pervennero nella misura di ¾ allo zio don Giacomo e ¼ alla vedova Caterina, nel frattempo maritata con il medico Daniele Danielli di Mezzocorona.

Riguardo alla casa di Dermulo, si fecero due porzioni.

La prima porzione, che per sorte toccò a Caterina consisteva di:

Al piano terra:

la porta d’ingresso alla corte in comune con la seconda porzione, la porzione di corte all’entrata e la porzione di portico a mattina fino alla croce fatta in vicinanza dello stipite sinistro della porta della caneva. Il voltino a volto reale e la camera a soffitto. La stalla e lo stabbio a mattina

Al Primo Piano:

la porta d’ingresso con la seconda porzione. La proprietà della metà del somasso a mattina gravato dal diritto del passaggio della seconda porzione. Il volto, la stufa, la cucina guardanti la strada. Saletta che ora mette dal somasso al poggiolo guardante in corte e la camera che gli stà in confine a sera, sarà aperto un uscio. La scala che conduce la secondo piano.

Al secondo Piano:

La camera posta a mattina. Tutti gli anditi, are e stradulli col tetto fino all’aria e alle croci.

A questa porzione è assegnato il broilo contiguo alla casa postole a settentrione, compreso il piccolo sedime vicino alla porta d’ingresso e la porzione di orto a settentrione e questo avrà l’entrata dalla strada della Pontara.

Questa parte di casa, orti e broilo confina 1 con le strade, così, 2 4 eredi di Romedio Emer, 3 con la seconda porzione.

La seconda porzione che per sorte toccò a don Giacomo consisteva di:

Al piano terra:

la porta d’ingresso è comune con la prima parte. La porzione di corte a sera dai termini che la divide dall’altra fino al muro dell’orto.

La porzione di corte a sera. Attaccato al muro vicino alla stalla sarà eretta una scala con pianerottolo che sbuca nel somasso. Questa scala sarà in comune con la prima porzione. Il sito sotto la scala apparterrà alla seconda porzione. Il vòlto a vòlto reale con la stalla e stabbio contiguo a sera. La corte di questa porzione è aggravata dal libero passo a piedi e con bestiami a favore della prima porzione per andare alla stalla.

Al Primo Piano:

la porta d’ingresso in comune con la prima porzione. La metà del somasso verso sera, gravata da diritto di passo per arrivare al gorgoz. Il saletto sovrastante i due stabbi. La stufa cucina e cesso a sera.

Al secondo Piano:

La stanza e cucina a sera. Tutti gli anditi, are e stradulli col tetto fino all’aria.

A questa porzione è assegnato l’orto parte a mezzodì

Questa porzione di casa e orto confina 1 con la prima porzione , 2 eredi di Romedio Emer 3 con dott. Widmann 4 con la prima porzione.

Nel 1872 don don Giacomo Mendini vendeva per 611 Fiorini Austriaci la sua porzione di casa, a Lorenzo fu Valentino Inama, compresa dell’orto a sera e il cortile a mezzodì. Nel documento si afferma che la cameretta giacente a mattina della cucina e a sera del salotto della porzione di casa di Andrea Eccher, appartiene alla porzione di casa del venditore essendo alla stessa stata incorporata  chiudendo l’uscio che metteva sul salotto Eccher, dopo la redazione del documento. La famiglia Brida nel frattempo aveva lasciato la casa, trasferendosi in quella comperata da don Carlo Martini, la n. 1. Nel 1894 Lorenzo Inama Valentin, trasferisce al figlio Demetrio la metà indivisa della sua casa di abitazione al n. 23, compreso l’orto a sera e cortile a mezzodì, per la somma di 300 Fiorini. Demetrio Inama, figlio di Lorenzo, la venderà ai discendenti di Andrea Eccher sul finire degli anni ’30 del nostro secolo.

Nello stesso anno Caterina Danielli vendeva per 350 Fiorini la sua porzione di casa ad Andrea Eccher.

Nel 1862 troviamo occupare parte di casa in affitto Romedio Endrizzi con la famiglia. Nel 1870 circa, la casa sarà acquistata e abitata da Andrea Eccher i cui discendenti la abitano tuttora.

 

 

PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA

1710

1780

1830

1880

1921

disabitata

disabitata?

Vittore Brida

Lorenzo Inama (v).

Demetrio Inama

 

 

Caterina Gregori (m)

Demetrio Inama (f)

Silvia Zambiasi (m)

 

 

Maria Brida (f)

Fiorenzo Inama (f)

Addolorata Inama (S) (a)

 

 

Giacomo Brida (f)

Anna Inama (f)

Augusta Inama (S) (a)

 

 

Lorenzo Brida (f)

Addolorata Inama (f)

Anna Inama (S) (a)

 

 

Caterina Brida (f)

Angela Inama (f)

 

 

 

Anna Brida (f)

Augusta Inama (f)

Eugenio Eccher

 

 

 

 

Irene Tamè (m)

 

 

Romedio Mendini

Andrea Eccher

Abramo Eccher (f)

 

 

Lucia Inama (m)

Teresa Stancher (m)

Candido Eccher (f)

 

 

Romedio Mendini (z)

Emanuele Eccher (f)

Beatrice Eccher (f)

 

 

 

Blandina Eccher (f)

Lorenzo Eccher (f) (a)

 

 

 

Ambrogio Eccher (f)

Andrea Eccher (f) (a)

 

 

 

Eugenio Eccher (f)

Paolo Eccher (f) (a)

 

 

 

Fortunato Eccher (f)

 

 

 

 

Anna Eccher (f)

Riccardo Eccher

 

 

 

 

Luigia Inama (m)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fortunato Eccher

 

 

 

 

Maria Inama (m)

 

 

 

 

Teresina Eccher (f)

 

 

 

 

Emma Eccher (f)

 

 

 

 

Luigi Eccher (f)

 

 

 

 

Celestina Eccher (f)

 

 

 

 

Francesco Eccher (f) (a)

 

 

 

 

Emanuele Eccher (fr)

 

 

 

 

Blandina Eccher (S) (a)

 

 

 

 

 

Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D.  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T.

 

 

 

 

 

Case  Mappa1928  Mappa '600-700 Foto della casa n.23