LA
CASA N°22 - casa Mendina o casa dei Mendini di sotto
(Oggi Via Strada
Romana n. 25)

E' ragionevole pensare, che questa casa sia stata costruita successivamente alla casa Mendini di sopra, o tutt'al più, passata in mano Mendini, dopo la sopra accennata casa vecchia. Per molto tempo il numero assegnatole fu il 21, poi dopo il 1880 ricevette il 22, che venne conservato fino alla recente rinumerazione del 1991.
La casa alla fine del ‘500, era per buona parte proprietà di
Giovanni
Mendini che in seguito la lascerà in eredità ai suoi figli
Antonio, Giacomo e Matteo.
Antonio e Matteo comunque, negli anni Quaranta del Seicento, abitavano a Taio
come affittuari della famiglia Panizza, e la casa probabilmente era occupata
solo dal fratello Giacomo.
Nel 1646, un revòlto e una cantina
della casa appartenevano a Paolo Bevilacqua, ma in seguito questi locali furono
permutati con il cognato Matteo
Mendini che li scambiò con un revòlto e una stalla nella
casa
vecchia dei Mendini. Successivamente, nel 1664, molto probabilmente per
una situazione debitoria che
Matteo aveva nei confronti Pietro fu Stefano Panizza di Taio,
questi anditi divennero proprietà Panizza.
Alla fine del ‘600 troviamo
abitatore della casa, Nicolò Mendini
che però non ne era il solo proprietario. Infatti una parte, apparteneva ai
fratelli Pietro e Simone Mendini figli del fu
Antonio, che nel 1686
cederanno al cugino Antonio Mendini figlio di Giacomo. Ritengo poi, che
Antonio avesse ceduto a Nicolò
la sua parte, per cui
quest'ultimo ne divenne unico proprietario. Dopo la morte di Nicolò, avvenuta
nel 1701, la casa fu ereditata dai suoi 4 figli:
Pietro Antonio,
Giovanni,
Giacomo e Pietro.
Pietro visse a Taio con la moglie Caterina Valemi, dove morì nel 1729 senza lasciare discendenti. Nel testamento, nomina eredi dei suoi averi i fratelli, per cui questi si suddivisero anche la porzione di casa.
Giacomo abitava con la famiglia nella
parte sud, verso la chiesa, dopo la sua morte nel 1738, la casa sarà occupata
dalla vedova Maria Bertagnolli e dalla figlia Maddalena. Dopo il suo matrimonio,
Maddalena lascia Dermulo e nel 1763, essendo ormai morta anche la madre, venderà
la casa per 35 Ràgnesi, a Francesco Mendini. Da quanto si evince dall'atto
notarile in questione, la casa si presentava in pessime condizioni e quindi necessitava di essere ristrutturata.
Giovanni, sposava Margherita Massenza, e si trasferiva nella casa al Castelet. Nel 1725 vendeva la sua parte di casa paterna al fratello Pietro Antonio per 75 Ragnesi.
Pietro Antonio, nel 1706, stipulava un contratto di affitto con gli Inama di Fondo, ed almeno per 5 anni, occupò con la famiglia la loro casa n. 19. Ma in ogni caso diverrà, per mezzo di varie acquisizioni, il maggior proprietario della casa e l'unico abitatore dopo la scadenza del predetto contratto. I due figli di Pietro Antonio: Francesco e Antonio abiteranno in seguito la casa. Antonio morirà prematuramente e lascerà la sua parte di casa alla vedova Maria e quindi alla figlia, di nome ancora Maria, maritata a Vigo di Ton. Alla vedova Maria, nel 1753 in relazione all'eredità del marito Antonio, veniva assegnata una parte di casa presso la chiesa contenente una stanza, vòlto presso il sommasso coll’uscio da farsi ivi con sua parte di stradughe e coperto per 22 Ragnesi, e la quarta parte della cucina per 8 Ragnesi. Nello stesso anno 1753, sempre per lo stesso motivo, veniva assegnata a Francesco Mendini e alla madre Antonia vedova di Pietro Antonio, un cortile esistente nella casa derivante da detto Antonio, sita in Dermulo presso la chiesa, per 30 Ragnesi. Il catasto teresiano, riporta come proprietario della casa, con 45 pertiche, Francesco Mendini. Successivamente, figurano proprietari con metà ciascuno, i due figli Pietro e Giuseppe che però non la occuperanno. Sappiamo per certo, che almeno fino al 1808, i due fratelli erano masadori al maso Voltoline. Dopo tale anno, prosegui come masadore il solo Pietro, mentre Giuseppe si trasferì a Tassullo. Più tardi Giuseppe cederà la sua quota, comprendente pure la parte acquisita nel 1808 dagli eredi di Maria Mendini di Vigo di Ton, al fratello Pietro.
Dopo la morte di
Pietro, la casa
viene ereditata dai suoi due figli
Francesco e
Giovanni Battista. Ma era abitata
solo da Francesco in quanto
Giovanni Battista risiedeva a Taio. Nel 1854 i due
fratelli addivengono alla divisione della casa in due porzioni così descritte:
Prima porzione: piano terra cortile presso la casa, portico, stalla e
metà cantina a mezzodì e l’avvolto presso la cantina. Primo piano, la metà del somasso in comune il saletto la stufa posta a mezzodì, la cucina a mezzodì, la
cucina piccola contigua. Al secondo Piano, l’andito sopra la stufa, saletto fino
al muro divisorio di questa camera con altra parte. L’andito sopra le due cucine
sino alla linea perpendicolare sotto la colm, la quale nella parte a mattina
viene ad essere nella metà della facciata della casa, e nell’altra parte nella
mersola dove fu fatto una croce.
Seconda porzione: piano terra cortile presso la casa, portico, stalla e metà cantina, l’avvolto presso la cantina, tutti a settentrione. Primo piano, la metà del somasso in comune il saletto la stufa posta a settentrione, la cucina a settentrione. Secondo piano: l’andito sopra il somasso e l’andito sopra le suddette camere fino alla muraglia che divide queste camere a mezzodì del restante della casa e anche in altezza fino all’aria.
Con estrazione a sorte tocco a Francesco la prima porzione che era posta a sud, a Giovanni Battista la seconda, posta a nord.
PORZIONE DI FRANCESCO
Sempre nel medesimo anno 1854, Francesco muore e la sua porzione tocca in eredità alla figlia Barbara. Nel 1846 Barbara si era unita in matrimonio con Giacomo Inama Zìtol, e probabilmente da quell'anno avevano iniziato ad abitare la casa.
Barbara muore nel 1898 e lascia la sua casa per un terzo al marito Giacomo con l'usufrutto della stufa e della cucina e per tre quarti alla figlia Rosa. Nel 1903 Giacomo e la figlia Rosa, assegnano al figlio e rispettivamente fratello Silvestro Inama a mezzo di sua moglie Maria, per la legittima materna, la porzione di casa rustica al n. 22, costituita da: al piano terra, la stalla e la cantina a mattina, al primo piano stufa e cucina. Poi il sottotetto e coperto verso mattina e mezzodì, metà portico verso mezzodì fino alla croce esistente sul muro, e porzione di cortile verso mattina. Il cortile era gravato dal diritto di passo a piedi e con carro a favore di Giacomo e Rosa. Da Silvestro la parte passò al figlio Arcangelo e poi a Mario, figlio di Arcangelo che abitava al piano inferiore. Infine Giuseppe figlio di Francesco Inama la lasciò il eredità al suo unico figlio Primo.
Oggi questa parte appartiene agli
eredi di Primo Inama, l’ultimo
Zìtol delle
famiglie Inama.
PORZIONE DI GIOBATTA
Nel 1856
Giobatta fu Pietro Mendini
stipulava con Romedio fu
Giacomo Endrizzi, la vendita della sua porzione di casa
con tutti gli annessi. Questa vendita alla fine non si perfezionò. Forse
Romedio
ne prese possesso per poco tempo, e dopo non essendo in grado di pagarla vi rinunciò. Infatti nel 1880,
Giobatta vendeva a
Francesco figlio di
Giacomo Inama,
la porzione di casa rustica e d’abitazione a Dermulo con piccolo orto e sedimi.
All'atto di vendita, Romedio
Endrizzi dichiarava di non avere più nessuna pretesa
sulla casa. Ai primi del Novecento, la porzione era
abitata da Germano Endrizzi
che aveva sposato Rachele,
una delle figlie di Francesco Inama. Poi da
Vigilio Endrizzi figlio di
Germano che la venderà, nel 1957,
ad Augusto Inama figlio
di Daniele.
Nel periodo in cui i proprietari risiedevano a Taio, la casa non rimarrà del tutto disabitata. Infatti si ha notizia che nel 1830, era occupata da Stefano Inama di Sanzeno con la moglie Teresa Mendini figlia di Matteo. Stefano rimase alcuni anni a Dermulo, ma già nel 1837 abitava a Salter. Sicuramente dal 1834 al 1839, ma il periodo può essere ampliato nei due sensi, nella casa abiterà in affitto Barbara Massenza, vedova di Pietro Chistè con i due figli Pietro e Vittore.
| PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA | ||||
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1710 |
1780 |
1830 |
1880 |
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Stefano Inama * |
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Giacomo Mendini (f) |
M.Caterina Melchiori (m) |
Teresa Mendini (m) |
Barbara Mendini (m) |
Rachele Inama
(m) |
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Pietro Mendini (f) |
Lorenzo Inama (f) |
Rosa Inama (f) |
Pia Endrizzi (f) |
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Giacoma Mendini (f) |
Stefano Inama (f) |
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Assunta Endrizzi (f) |
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Giovanni Mendini (f) |
Mattia Inama (f) |
Anna Endrizzi (f) |
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Romedio Inama (f) |
Teresa Tavonatti (m) |
Maria Endrizzi (f) |
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Teresa Inama (f) |
Germano Inama (f) |
Vigilio Endrizzi (f) |
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Virginia Inama (f) |
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Caterina Cristoforetti (m) |
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Rosa Inama (f) |
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Maria Inama (f) |
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Eugenia Paternoster (m) (a) |
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Maria Tavonatti (m) |
Primo Inama (f) |
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Barbara Inama (f) |
Fortunato Inama (fr) (a) |
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Angela Inama (f) |
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Arcangelo Inama (f) |
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Carlo Inama (f) (a) |
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* di Sanzeno |
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| Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D. Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T. | ||||