LA CASA N° 15 - casa di Concio Massenza

 

 

Oggi, di questa piccola casa non si trova più traccia, poiché dopo la morte dell’ultima proprietaria è gradatamente crollata e quindi scomparsa. La casa, sorgeva circa a metà strada, fra la casa n. 13-14 e la casa 16-17-18-19, sulla mosna dove oggi c’è il garage di Casimiro Inama. La casa aveva un cortile dalla parte nord, dal quale si dipartiva la strada comunale n. 933,  confluente nella Ciavada. Invece ad ovest il cortile confinava con quello della casa eremitale n. 16. A ovest della casa, c'era l'orto contraddistinto dalla p.f. 247. A nord del cortile invece c'era un altro orto con numero di p.f. 251, che presumo appartenesse a questa casa, visto che nel 1859, risulta di Romedio Endrizzi, coerede assieme al comune di Dermulo della misera sostanza delle sorelle Massenza. Da quanto si evince dalla mappa, la casa aveva una pianta quasi rettangolare, con però una prominenza sul lato a nord. La sua superficie rilevata nel 1780, era di 60 Pertiche viennesi, corrispondenti a 216 metri quadrati. Raffrontando le misure delle altre abitazioni di Dermulo, possiamo concludere che ci si trovava davanti a qualcosa di più che a una casetta.

Veniamo a conoscenza per la prima volta di questo edificio nel 1695, quando il suo proprietario  Tommaso fu Fabiano Massenza sottoponeva ad ipoteca la stalla e cantina incorporata nella sua casa, detta la casa di Concio Massenza, per aver comperato un terreno da Antonio Mendini. Concio Massenza era pure proprietario di una parte della futura casa 17-18, ed è quindi probabile che la casetta di cui parliamo, sia stata costruita da qualche suo antenato, in un periodo successivo. Tommaso muore nel 1699 e nella casa alloggeranno la vedova Maria e il figlio Giuseppe. Nel 1705 Maria vendeva all’eremita Bartolomeo Sandri una stradina nelle vicinanze della casa eremitale.

Nel 1725 Giuseppe prendeva in moglie Elena Poloni e viveva nella casa assieme ai figli e alla madre Maria. Alla morte di Giuseppe, nel 1763, la casa passò agli eredi: che erano i cinque figli nati dai due suoi matrimoni.

Nel catasto teresiano del 1780 la casa è intestata agli “eredi di Giuseppe Massenza ossia ad Antonio Massenza”. Antonio rimase l'unico proprietario, in quanto i suoi fratellastri si trasferirono a Salò. Infine nella casa vissero nubili, fino alla loro morte nel 1858 e 1868, le sue due figlie Domenica e Anna Massenza, dette Tomeline.

La casa, o come fu descritta nel 1868: una marogna di casa senza tetto, diverrà proprietà del Comune di Dermulo. Come succedeva in questi casi, quello che rimaneva di questi ruderi, veniva utilizzato come riserva per attingere ai vari materiali da costruzione. Pertanto c'è da credere che molte pietre e legnami siano stati inseriti nelle case confinanti in occasione di rifacimenti e ristrutturazioni. 

 

 

PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA

1710

1780

1830

1880

Maria Brion (v)

Antonio Massenza

Domenica Massenza

nessuno

Giuseppe Massenza (f)

Barbara Gallo (m)

Anna Massenza

 

Giovanni Domenico Massenza? (f)

Domenica Massenza (f)

 

 

 

Giovanni Sebastiano Massenza (f)

 

 

 

Giuseppe Antonio Massenza (f)

 

 

 

 

 

 

Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D.  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T.

 

 

 

Case  Mappa1928  Mappa '600-700