IL CAMPANILE E LE CAMPANE
Il campanile della vecchia chiesa, fu progettato nel 1503 e forse subito iniziato, ma non terminato prima del 1537. Infatti negli atti visitali di quell’anno, si raccomandava di usare certe entrate di competenza della chiesa, per fare una campana o per il tetto del campanile.[1] Nel documento del 1503, il maestro Giacomo figlio di Antonio Bertoluzza di Tres, si impegnava davanti a Simone del fu Francesco fu Nascimbene, amministratore dei beni della chiesa di S. Giacomo, a Salvatore fu Grigolo Inama e a Antonio fu Nicolò Cordini, a costruire il campanile con certe caratteristiche.[2]
Nel 1715, fu fatto un contratto fra l’allora sindaco della chiesa, Giovanni Giacomo Inama e il campanaro Simone Callovi di Bolzano, per la costruzione di una nuova campana. Quest’ultima, doveva essere costruita, utilizzando anche il metallo di una campana vecchia.[3]
Nel 1819, la comunità di Dermulo prestava all’eremita Pietro Faroni, una campana. L’eremita si impegnava a restituirla, se la comunità ne avesse fatto richiesta.[4] Di che campana si trattasse, non è dato a sapere. Nel sopraccitato libro il Weber afferma che: Il campanile prima della guerra aveva tre campane fuse nel 1837, furono requisite dal militare la prima e la terza e poi sostituite, a spese del governo, con due altre uscite dalla fonderia Colbacchini di Bassano.[5] Nel 1853 si trova però la notizia, che le 3 campane erano state fuse per farne altrettante nuove, con una spesa totale di 317 F. Abusivi.[6] Il 25 agosto 1929 il decano di Taio don Nicolò Rosa alla presenza del Podestà di Taio Gualtiero Covi, del primissario di Dermulo don Carlo Paolazzi, dei fabbriceri Demetrio Inama e Geremia Inama, consacrò le due nuove campane che rimpiazzavano quelle requisite durante la guerra. Per la campana piccola chiamata SS. Filippo e Giacomo, S. Teresa del Bambin Gesù e S. Bruno, furono padrini: Bruno Inama, Maria Inama, Rosa Inama e Leone Endrizzi. Per la campana grande chiamata B.V. Maria, Giustina, Giuseppe e Giovanni furono padrini: Padre Andrea Eccher, Demetrio Inama, Rosa Odorizzi e Anna Inama. Le campane furono fuse
dalla fonderia G.B. De Poli di Udine.[7]
Le tre campane formanti
le note “La-Si Do#”, furono poi trasportate nel campanile della nuova
chiesa ed andarono ad aggiungersi alle altre quattro costruite nuove.[8]
Traduzione della pergamena relativa al contratto per la costruzione del campanile nel 1503
“Nel
nome di Cristo Amen. L’anno del Signore 1503, indizione sesta,
l’ultimo lunedì di aprile. Nel paese di Taio, pieve di Taio, Val di
Non, della diocesi di Trento, sopra la via comune, presso la casa di
abitazione di Giovanni de Nigris, sarto. Con l’intervento di Nicolò,
figlio del fu Giovanni Valentini di Sfruz, di Romedio figlio del fu
Giacomo fu Leonardo di... della pieve di Livo, Val di Sole, della
predetta diocesi, di Federico de Corazollis di Tres, testimoni, e di
altri, chiamati per quanto scritto qui sotto, conosciuti e richiesti
in modo speciale.
[1] A.D.T. Atti visitali 1537 I. [2] Il documento si trova presso l’A.P.T. Busta 5. [3] Il documento si trova presso Ottavio Sandri. [4] Il documento si trova presso Ottavio Sandri. [5] Cfr. Simone Weber “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte”. I decanati di Taio, Denno e Mezzolombado Volume III° pagg. 28-29. Il nome della fonderia è in contrasto con quanto affermato da don Nicolò Rosa nel documento per la benedizione delle campane che le attribuisce alla fonderia De Poli di Udine. [6] A.S.T. Giudizio Distrettuale di Cles Busta n. 50. [7] A.P.T. Busta n. 5.
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